La fine di un ciclo e l’apertura del Nuovo: ecco perchè ti conviene conoscere Samhain

Nessun Satana.
Nessuna Morte da sgomento.
Nessun teschio da venerare.

Probabilmente è a questo che hai pensato quando hai sentito parlare di Hallowen che no, non nasce in America ma in nord Europa e soprattutto ha origini antichissime.

La parola Halloween, nata per contrazione di  – All Hallows’ Eve-,  (la vigilia di tutti i Santi, appunto) corrisponde a  Samhain,  un’antica festa celtica le cui radici risalgono al IV secolo a.C. : i Celti, popolo di pastori, alla fine della stagione estiva, riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e celebrare l’inizio del nuovo anno che per loro ricadeva il 1° novembre.

Non a caso la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre viene annoverata come vigilia del capodanno celtico , il momento in cui la luce cede il passo al buio della gestazione, il passaggio tra la morte simbolica e apparente della natura dopo la stagione agricola e la fioritura rigogliosa di inizio Primavera.

Personalmente, è questo il momento dell’anno che più amo dopo il bagno di calura e acqua marina della stagione estiva. No, non ti chiederò di sforzarti di apprezzarlo (se non lo fai già) ma quanto meno desidero renderti consapevole di quanto preziosa sia questa fase di passaggio.

I nostri antenati, agevolati da uno strettissimo contatto con la natura,  deificavano e romanzavano tutto quello che  vivevano energeticamente a contatto con madre terra, in primis lo scorrere del tempo e i passaggi stagionali ritenuti scrigno di importantissime opportunità e insegnamenti nonchè doni: ecco perchè la Natura e i suoi fenomeni opportunamente appresi, ci insegnano a gestire la nostra interiorità.

 

Con la fine della stagione della fioritura e l’inizio di quella del seme, Samhain ci invita a ritirare le nostre energie per accogliere la pura introspezione segnando dunque il momento della discesa, del morire lento e necessario per rinascere quando i tempi in cui il seme attecchisce sono maturi dentro di noi. 

Così, come il seme nel ventre di una Donna richiede il buio della gestazione per poter dare luce alla vita e la natura  si ritira custodendo nel sottosuolo i suoi semi  rigenerandoli prima che possano germogliare in piante rigogliose anche per noi è arrivato il momento di scendere in profondità, di ritirarci facendo spazio al vuoto, al silenzio e al buio, i più grandi alleati di ogni processo creativo.

Per avanzare negli abissi del nostro essere però abbiamo bisogno riconoscere e lasciar andare quanto non ci serve più  in quanto obsoleto rispetto alla nostra evoluzione:

amicizie, relazioni o rapporti di lavoro logori e tossici, idee e progetti stagnanti che non sono mai decollati, sensi di colpa , risentimento , giudizi e attaccamento a situazioni  il cui ciclo è ormai chiuso ma che ti ostini a trattenere in vita dentro te.

Siamo cresciuti in pasto ad una cultura che non ci ha educato al concetto di fine, alla memoria di un  passaggio  spesso considerato come “negativo” o peggio ancora da eludere con ogni espediente possibile accellerando il prossimo passo verso il “nuovo” : la conseguenza di non concedersi i tempi di opportuna metabolizzazione di un passaggio è molto simile alla sensazione di inaugurare un nuovo capitolo con un piede fermo nel precedente. Perché nulla può andar via da noi se gli opponiamo resistenza aggrappandoci con tutta la forza che ci abita dentro.Ti ci risuona familiare?

 

A me si e tanto. Ed è per questo che continuo ad accogliere fedelmente gli insegnamenti di Madre Natura, di questa questa pazzesca insegnante che con la sua ciclicità mi insegna semplicemente l’arte del seminare e del saper attendere con amore, pazienza e premura prima di veder nascere i frutti del mio raccolto. Che mi e ci educa a stare con quel che c’è. Con le ombre del nostro ego e con il buio delle nostre ancestrali paure.

Prima di apprezzare la vita rigogliosa del raccolto abbiamo più di qualche mese di attesa invernale. Un attesa fatta di tepore ricercato, condiviso, amato. Cosa fare dunque per allineare la nostra energia a quella di un momento così strepitoso e ricco di doni e intuizioni?

Io faccio ricorso ai rituali. Li amo tantissimo perchè imprimono fortemente nell’inconscio il messaggio che veicolano.

Ci vuoi provare?

Ecco la mia ricetta per te:

  • Decluttering di fine autunnocorri in camera da letto e svuota gli armadi facendo una selezione accurata di quanto non ti serve più ed ingombra solo spazio. Afferra i capi con le mani, accarezzali con le dita. Di che tipo di energia sono carichi? Quale emozione ti comunicano? Immagina di disfartene…come ti senti? Se con alcuni hai la sensazione di far fatica, immagina di poterci parlare: magari si tratta di indumenti oppure di oggetti che ti sono stati regalati da una persona importante e il solo pensiero di metterli da parte ti agita? Bene, allora tienili ancora per un po’ tra le mani, osservali, e se necessario respirali….poi sentitamente ringrazia per il ricordo di vita vissuta ad esse associato e chiudi il ciclo manifestando la tua intenzione con il gesto di liberartene.
  • Munisciti di carta e penna e candela :  fai un elenco dettagliato di quanto sta appesantendo il tuo passo. Magari si tratta di un rapporto di amicizia o di lavoro, una situazione sentimentale piuttosto complicata  o una dinamica famigliare ormai stretta nelle sue maglie; oppure si tratta di te, delle credenze che hai su te stessa e sul tuo modo di vivere, di fare, di osare. Se ti senti satura di tutto questo butta giù sul foglio ogni tuo pensiero in merito. Potresti aggiungere una frase di rito come ” sono pronta ad abbracciare nuovi modi di credere, di pensare, di fare, pertanto ringrazi quel che è stato e mi preparo ad accogliere quel che è”. E poi? Brucia tutto portandoti la tua mente mindful ad osservare attentamente il foglio che brucia fin alla fine. ( io ho sempre desiderato avere un camino, non foss’altro per non sentirmi più chiamare “la streghetta piromane!)…se la logistica te lo impedisce non peoccuparti, puoi sempre strappare con vigore i fogli in tanti piccoli pezzetti e soprattutto con atteggiamento presente e consapevole. Vedrai, funziona comunque.
  • Purifica tutti gli ambienti della tua casa e liberali da energie ormai stagnanti: io adoro e uso la salvia bianca, ma potresti approfittare per fare quel salto in erboristeria che procrastini da un po’ e farti consigliare incensi e carboncino appropriati!
  • Dedica  un momento del tuo tempo ad onorare per onorare gli antenati o i tuoi cari che hanno lasciato il corpo fisico: lo so , può non essere facile ma trascendere la dualità e vincere la separazione significa smetterla di energizzare categorie di pensiero come ” non devo esser triste”/ “devo star su ed essere positivo”. Luce e buio, sole e luna, ombra e luce rappresentano le due polarità dentro di noi, quelle che opportunamente accolte manifestano equilibrio. Perciò concediti il permesso di esser triste, malinconica, angosciata oltre ogni etichetta, giudizio e separatività.
  • Se anche la morte è un passaggio, di fatto la “fine” concettualmente non esiste. Esistono i passaggi, soglie da varcare con fare guerriero e consapevole.
  • Crea  un spazio sacro nella tua casa: un altarino o una mensola su cui accendere quella candela che tanto ti piace e posizionaci su una piccola coppetta con dentro dell’acqua con del sale grosso all’interno. Stabilisci un’intenzione, per esempio: sono pronta a lasciar andare quanto non mi serve più nella mia vita. Mi apro ad accogliere tutto quel che è. Con grande fiducia nel processo, così sia”. L’indomani, la svuoterai fissando dentro di te l’immagine simbolica di questo lasciar andare.
  • Organizza una cena o un momento di convivialità con le persone che più ami : non esiste un modo migliore per condividere la meraviglia della ciclicità dell’esistenza che farlo con i nostri compagni di viaggio. Ah, aspetta: non cascare nell’aspettativa che capiscano le tue intenzioni e le accettino ma vai di cuore. Lui in fondo, non ha bisogno di spiegare. Manifesta da sè.

 

Felice Samhain, sweet child of mine!

 

 

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