Fenomenologia del vuoto: la Morte come miracolo della Vita

 

Mi sono chiesta svariate volte in questi mesi, se fosse il caso di scrivere nella mia pagina professionale anche della mia vita privata. Quando inizi una libera professione, la tua testa inizia ad ingressare fin troppe dritte, consigli e ammonimenti di sorta da parte ” di chi sa”.

Negli ultimi mesi però ho vissuto quello che definisco un radicale cambio di pelle. Totale, da tutti i punti di vista, senza sconti. Più lo vivevo, più avvertivo il bisogno di far spazio, di toglierlo a chi avanzava consigli mai richiesti, per restituirlo a me, alla voce della mia saggezza interiore : ho iniziato dunque a togliere pesi e ad aggiungere cuore. Qualunque cosa facessi, qualsiasi persona incontrassi, qualsiasi sfida o decisione fossi chiamata ad affrontare, sceglievo sempre di ricondurre tutto a lui, il cuore. Per questo ed altri motivi ho deciso che sì, le mie pagine social o il mio sito, raccontano il mio lavoro, ma questo a sua volta non è altro che la sommatoria di pagine di vita. La mia, la vostra. Di chiunque si senta in risonanza con un vissuto integrato con il cuore e da lui intimamente espresso.

Se c’è una persona che mi ha insegnato a vivere con il cuore e per il cuore, quella persona è mia Nonna. Che in realtà è la mia seconda mamma.

Negli anni mi sono sentita corrispondere infinite volte frasi come : ” ti invidio, tua nonna sembra quella delle favole ed è bellissimo che siate così unite”. Beh mia nonna è stata proprio questo per me: la Favola. Quella che non si racconta prima del bacio della buonanotte perché hai la fortuna di viverla di giorno quando il lupo fa capolino ma è lei a mangiarselo. La nonna Filomena sa tutto di me. Conosce per esempio storie della mia vita con tanto di backstage da far accapponare la pelle. Pezzi di vita che non sono riuscita a raccontare neanche a mia madre. Per esempio, esattamente un anno fa, in un pomeriggio di fine settembre le ponevo una domanda la cui risposta era per me di fondamentale importanza. Ricordo bene quanto ci girassi intorno prima di porgliela e ad oggi penso che mi sarei risparmiata non poca agonia se solo avessi saputo in anticipo, la straordinaria portata evolutiva di quella sua risposta. Concreta, essenziale,magica…come lei:  semplicemente,  mi aveva messo una mano sul cuore dicendomi che solo lì avrei trovato quello che cercavo. Erano i giorni in cui il suo problema neurologico incalzava e le provocava non poche difficoltà nel parlare : pensai subito che alle parole, preferisse un gesto “semplice”, come quello della sua enorme mano appunto, sul mio cuore.

 

La nonna è spirata venerdì sera, mentre io ero impegnata in una sessione di coaching e una sensazione di pesantezza addosso mi accompagnava sin dalle prime ore del mattino. Quello che io penso di lei e del nostro incredibile e magico legame così come delle imbarazzanti non casualità che hanno accompagnato il suo trapasso ad altra dimensione, non è qualcosa che ho voglia di riportare qui ora. Piuttosto, voglio renderti partecipe di quanto in queste ore di silenzio e di dolore mi ha donato intuizioni profonde e che mi auguro possano aiutare anche te.

Mi sono resa conto che sulla morte ragazzi, aleggiano ancora tabù assurdi. Se ne ha un sacco paura e senza rendersene conto la si carica di significati altri da quelli che invece sopraggiungono quando permetti alla stessa di essere semplicemente quel che è: un cambio d’ abito, un passaggio.

 

Come d’abito cambiamo noi ogni singolo giorno. Io il mio l’avevo cambiato da un po’ ma ho potuto realizzarlo esattamente con la morte di nonna che oltre a questo, mi ha insegnato un sacco di altre cose e senza troppi fronzoli te le riporto qui :

  • la misura del dolore non ha misura: occorre sfatare credenze assurde come quella secondo cui, se la persona che va via è anziana, allora di default, sei legittimato quasi a soffrir meno. Perchè? Semplice, “perchè già ha fatto la vita sua”. Ascoltare frasi del genere mi riconferma quanto ancora l’argomento morte sia trattato come un tabù, come qualcosa da evitare.  Figuriamoci quanto possiamo essere  lontani dall’idea che morte e vita siano praticamente la stessa cosa. Credo che simili credenze siano l’esatta proiezione di una paura radicata, profonda, ancestrale, esprimibile in questa equivalenza: morte = perdita ( e dunque, stando a questa logica, “meglio aver vissuto abbastanza che poco”);
  • Ogni lutto è una esperienza a sè: ho vissuto diversi lutti, ma l’incontro più duro con la morte è accaduto nove anni fa, quando “perdevo” il mio insostituibile compagno di giochi, mio fratello. Eppure, posso assicurarti che a distanza di anni, gli “insegnamenti” che mi ha lasciato l’uno, sono radicalmente diversi da quelli dell’altro. Ogni morte è a sè, come a sè è la storia di chi è passato al di là del velo. Onorare questo, metabolizzare (con tutto il dolore a volte straziante che ne deriva) un passaggio che è parte dell’esistenza e non il suo opposto,  significa onorare la vita stessa e il suo dono;
  • “In futuro un giorno l’umanità smetterà di temere la morte e capirà che essa è una parte integrale del processo creativo. C’è un flusso naturale di nascita, morte/transizione, riposo ed assimilazione e rinascita al fine di sperimentare la fantastica varietà di forme, dimensioni, specie e realtà disponibili per voi come co-creatori. Nel frattempo, dovete lasciar andare molte delle vostre vecchie idee “fisse” e tabù sulla morte e sull’aldilà, e giungere alla realizzazione che la vita che state sperimentando adesso è soltanto un “attimo” nel tempo universale.”
  • L’importanza del non-attaccamento: oltre al parlare un sacco, io e nonna abbiamo sempre avuto in comune la mania del controllo. Negli anni della mia rivoluzione interiore e del mio risveglio spirituale ho lavorato tanto su un concetto che solo adesso, con la sua morte, sento essere passato dalla mente razionale ai muscoli (passaggio imprescindibile) :  per avere realmente il controllo totale della nostra vita occorre distaccarci da tutto. Senza se e senza ma. Quanto più il legame con le cose, i fatti o le persone è forte, tanto più gli altri o le cose a cui ci siamo attaccati ci possiedono. Questo è un meraviglioso insegnamento che senza neanche rendermene conto io ho assorbito da lei negli ultimi anni della sua vita in cui persino gli oggetti  cui era morbosamente legata, erano da lei generosamente donati. Non lasciati lì, incustoditi, ma DONATI. E’ diverso.

Dare è non attaccamento: vale a dire, dare è semplicemente non attaccarsi a nulla. SHUNRYU SUZUKI-ROSHI

 

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore viene la paura. Per colui che è totalmente libero, non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura. BUDDHA.

Sono giorni di dolore intenso, sordo. In barba ai limiti e alle paure altrui o di chi era terrorizzato,  all’idea che io passassi ore in assoluto silenzio all’interno di una casa tanto vuota quanto ricca di indelebile Amore ( e in cui ho trascorso più di trent’anni della mia vita), io accolgo quanto semplicemente è : un passaggio che sa di miracolo. Perchè sì, ho compreso che la morte è un miracolo tanto quanto la vita: ti da la misura di quanto hai vissuto e nel mentre ti ha già preparato al nuovo, e dunque ad altra vita.

Ti sei per caso mai chiesto quanta morte di fatti, situazioni, e di tanta parte di te ha semplicemente aggiunto nuova vita? Se non è questo un miracolo!

No, non mi fraintendere perchè non sto dicendo che questo sia un passaggio indolore. Ma rifiutare la sofferenza, schivarla, equivale a non vivere.

Una volta accettata l’idea che la morte è parte della nostra vita, ci si sente più forti, si ha l’impressione che nessuno possa più avere potere su di noi.
Vincere la paura della morte è un grande passo di libertà per l’uomo, che aiuta a vivere meglio.
L’uomo moderno studia, impara, si impratichisce con migliaia di cose, ma non impara niente sul morire.
Anzi, evita in tutti i modi di parlarne (farlo è considerato scorretto come un tempo era parlare di sesso); evita di pensarci e quando quel prevedibile, naturalissimo momento arriva, è impreparato, soffre terribilmente, si aggrappa alla vita, e così facendo soffre ancora di più. T. Terzani

Ho salutato la nonna. Per l’ultima volta. Mi sono avvicinata alla mia auto e lei, mi ha salutata così. Quasi a dimostrare, spudoratamente, che ricordarla ( re- cordis = riportare al cuore) significa esattamente riportarla al cuore.

E allora io posso urlare al mondo che non ho perso proprio niente se posso ritrovarti in ogni cosa. Grazie Favola mia.

 

Per l’anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore. L’anima è immensamente grandiosa e indecifrabile.
Mai un’arma può tagliare a pezzi un’anima né il fuoco può bruciarla. L’acqua non può bagnarla né il vento inaridirla.
– Bhagavad-gita –

 

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