La celebrazione del Wesak: tra mito e realtà, un’ottima scusa per ri-connetterti a te

Ci sono giorni che più di altri manifestano un potere energetico che se conosciuto e sfruttato a dovere, è in grado di fertilizzare momenti di intimo contatto con noi stessi. Tra questi ci sono senza dubbio i pleniluni e cioè le fasi in cui la luna è piena.

Quello che sta per arrivare, per la precisione nella giornata di domani 18 maggio (h. 23.11 in Italia – costellazione del toro) è un plenilunio speciale perchè coincide con la celebrazione del Wesak, festività di origine buddista divulgata dalla Società Teosofica e più specificatamente da Alice Bailey come Wesak Acquariano e rivolto a tutta l’umanità.

 La festività del Wesak è connessa ad una antica leggenda sul  Buddha:

si narra che cinquecento anni prima di Cristo il principe Gautama Siddharta raggiunse il massimo grado di illuminazione diventando un Buddha, un “risvegliato”. Così facendo si liberò dal duro ciclo di reincarnazioni. Una volta raggiunta la soglia del Nirvana, luogo della somma liberazione, si fermò, si voltò indietro verso il genere umano malato e sofferente e fu colpito da un grande sentimento di compassione che gli impedì di proseguire. Fu così che davanti a tutta la Gerarchia Celeste che era pronta ad accoglierlo formulò il solenne giuramento: ogni anno , nel momento esatto del plenilunio nella costellazione del toro, sarebbe tornato sulla terra (facendo la sua comparsa nella valle del Wesak – alle pendici del monte Kailash, nell’Himalaya) ad elargire assieme a suo Fratello il Cristo ogni sorta di grazia e bellezza a tutto il pianeta, nessuno escluso in misura proporzionale alla richiesta individuale di ciascuno.

Per presenziare al Wesak, ogni anno in primavera, quando la luna è piena nel segno del toto, da tutto il vasto continente asiatico, una fiumana di pellegrini si mettono in cammino verso una valle segreta del sacro Monte Kailash, considerato l’ombelico del Mondo per la grande Benedizione del Buddha , il momento più sacro di tutto l’anno.

Se mi avessero parlato di una roba simile anni fa, di tutta probabilità mi sarei messa a ridere. Imperversavo nella mia beata ignoranza, credevo che il Cristo fosse una figurina inventata a tavolino invece che un Maestro incredibile e ci ho messo del tempo prima di mettermi a studiare e a lavorare su di me per “conoscere la verità” che mi risuonava dentro. Sono stata atea, cattolica, agnostica e buddista prima di abbracciare la religione del mio cuore, l’unica che oggi credo possibile. Nella bancarella comoda rappresentata dalla spiritualità della nuova era, sento il dovere di scrivere quanto può aiutarti a compiere sempre un sacro discernimento e a filtrare con la lente della presenza vigile quanto ormai viene trasmesso in una babele di teorie, tecniche, metodi e insegnamenti.

Nel 2015, dopo aver letto il testo “Il ritorno del Cristo” di Alice Bailey, imparavo a conoscere il forte valore simbolico e profondo di questa ricorrenza, che ormai travalica e di molto i confini religiosi e di ambito buddista per abbracciare un significato più ampio nel sentire di tutta l’umanità.

Il significato occulto del Wesak e la sua simbologia

Il Wesak non rappresenta meramente una festa religiosa ma una vera e propria occasione di incontro tra Oriente e Occidente, di integrazione profonda tra spirito e materia, di ponte tra umano e divino. Al pari del Pesach ebraico o della Pasqua cristiana o del Ramadan, anche questa ricorrenza segna l’avvento di “una grande energia di Luce e Amore” che sollecita la crescita evolutivo-spirituale di tutta l’Umanità.

Conosciuto e tramandato come Wesak acquariano, questa ricorrenza propone la simbologia della comunione con l’acqua ( non a caso la sua celebrazione prevede la presenza di acqua da informare): in quanto elemento da cui si originano tutte le forme viventi, l’acqua assurge a rappresentazione del Divino, di quella sorgente che sempre placherà la sete di chi si mette in cammino verso la ricerca della propria essenza più intima con cuore puro e aperto.

Da qui il significato autentico del Wesak : inaugurare una volta per tutte nella nostra vita il riconoscimento del Divino che è in noi, in ogni nostro gesto e in tutto quello che ci circonda.

In un’epoca consacrata al dualismo e alla separazione e in cui le trappole sul concetto di spiritualità zampillano in ogni dove, è fondamentale comprendere questo: non nelle tecniche, non nelle mere pratiche a suon di incensi e oli essenziali, non nei mantra di beatitudine cantati a casaccio mentre faresti volentieri a botte con il tuo vicino di casa, non nelle etichette bio che a breve troverai forse anche sul cruscotto dell’automobile, non solo “nell’alto dei cieli”, ma soprattutto giù, nel piombo della materia, si trova la traccia di Dio.

Nella vita di tutti giorni, mentre paghi affannata le tue bollette e maledici il giorno in cui sei nata o l’ufficio in cui svolgi il lavoro che disprezzi, lì si trova Dio.

E quando piangi dalla disperazione perchè non vedi via d’uscita e sfinita appoggi le tue guance sul cuscino e ti pare finalmente di sentirti più leggera, lì, proprio lì si trova Dio.

E’ lo stesso Dio che puoi sentire quando straripi d’eccitazione per il tuo concerto preferito o per il libro che hai consumato fino all’ultima pagina.

Ed è sempre Dio quando a lavorare per te è il sacro fuoco della passione e della missione e proprio non riesci a comprendere come fai a restare sveglia fino a tardi pur di esprimere quel che sei venuta a fare nel mondo, con gli occhi stanchi e il cuore gonfio d’amore. Lo stesso Amore che ti inonda quando sei nelle braccia del tuo amato o quando incontri gli occhi di tuo figlio e realizzi che quel miracolo non può che essere opera di Dio.

Il modo più genuino di approcciare il Wesak se sei un viandante confuso nelle ricerca di te: potresti essere approdato al Wesak per pura curiosità o magari perchè un’amica praticante te ne ha parlato. Non fa differenza, in ogni caso il mio consiglio è quello di ascoltarti e non inseguire pratiche a casaccio, tanto meno di improvvisare. Leggi, informati e nutri il tuo Spirito coltivando la fiducia che alla tua anima non interessano tanto le pratiche e i rituali quanto farsi ascoltare da te.

Ma, se proprio ci tieni a collegarti spiritualmente a tutte le altre anime impegnate nella celebrazione del divino che è dentro , puoi azzardare questo piccolo, semplice e innocuo rituale: scegli un luogo pulito nella tua casa (l’ideale è che sia pulito energeticamente) e prepara un piccolo altare con una bacinella d’acqua ( o in alternativa una brocca), una candela bianca e se li hai, dei fiori freschi bianchi. Prima di sederti con la schiena ben dritta (su una sedia o per terra, come preferisci) con i palmi delle mani che poggiano dolcemente sulle ginocchia, dichiara il tuo intento ovvero perchè lo sto facendo?

  • per esempio, pur non avendo mai sentito parlare di spiritualità e meditazione avverti la necessità di un contatto più intimo con te stessa;
  • oppure hai la testa così piena di nozioni, insegnamenti e dottrina che non ci capisci più nulla ed hai semplicemente voglia di ri-tornare a te, ad ascoltarti essenzialmente e genuinamente. Ancor meglio, è l’occasione giusta!

L’energia, essendo neutra, potenzia sempre quello che incontra e dunque l’intento che stai manifestando. (purchè sia dichiarato con chiarezza, semplicità e cuore sincero). Bene ed ora che si fa?

Resta semplicemente in presenza del tuo corpo e di tutto ciò che si muove al tuo interno in quel momento. Se puoi, concentrarti sul tuo respiro (senza alterarlo di proposito) e in particolare nota la temperatura dell’aria che entra dalle tue narici. Accorgiti, semplicemente.

Senza farti travolgere, stai con le sensazioni che emergono con spontaneità. Si tratta di rabbia? Indifferenza? Dolore? Angoscia? Non importa, lascia che ogni sensazione arrivi a farti visita e non attaccarti a nessuna di esse. Se non sarai tu a trattenerle, andranno via in men che ti immagini. Non avere fretta, tanto meno impazienza. Non è una maratona e non devi restare in questo stato per ore. Scegli tu il tempo purchè siano almeno 4 minuti.

Quando avrai finito porta la brocca d’acqua esposta alla luce della luna piena e se ti va, bevila nei giorni a seguire.

Sii presente, pienamente, semplicemente.

Buon Wesak di sperimentazione.