Less is (A)more – Quando “far meno” diventa un atto di Puro Amore

Lo ricordo ancora quel pomeriggio in cui parlando con una collega pronunciai fiera e perentoria: “ma va, a me non potrebbe accadere, figurati”.

Sì, fu così che replicai al suo ” Flo, guarda che ci passiamo in tanti, quando non fissiam dei limiti”. Il tema della conversazione era “l’ esaurimento nervoso” o “burnout delle professioni d’aiuto”, ovvero quella condizione psicofisica di logoramento e affaticamento  tipici delle  “professioni d’aiuto“ nelle quali oltre ad utilizzare competenze tecniche e specifiche, si utilizzano anche e soprattutto energie psichiche e abilità pienamente sociali.

Ebbene sì è toccato anche a me viverlo ed oggi, a distanza di tempo che ho dedicato in primis all’accettazione di questa condizione e poi alla sua metabolizzazione , sento di condividere con te cosa mi ha permesso di uscire dalla gabbia in cui ero annidata senza neanche rendermene conto.

Inutile prenderci in giro, siamo iper stimolati da imput che pur con l’intento di aiutarci a star meglio con noi stessi sembrano in realtà aggiungere piuttosto che togliere pesi.

Basta trascorrere qualche minuto su un social network per rendersene conto, del resto:  pillole di crescita personale ad ogni aggiornamento di pagina, moniti  e suggerrimenti che ci piovono addosso pur quando non siamo noi a richiederlo espressamente.

 

“Less is more” è diventato lo slogan di tanto minimalismo (spesso declinato in moda )  che ha ormai invaso ogni aspetto della cultura occidentale esprimendo la filosofia del “meno è meglio” con la ricerca dell’essenzialità pura e semplice.

 

Il minimalismo come stile di vita

In un certo senso, il minimalismo si è sviluppato come forma di resistenza a quella necessità di dire sempre di sì a qualunque proposta ci arrivi, con la conseguenza di ritrovarci agende zeppe di impegni, case piene di oggetti che non usiamo, o più in generale con il problema di ripetere in continuazione “non ho tempo” per qualcosa per cui invece sì, il tempo vorremmo avercelo. Così, il minimalismo diventa uno strumento con cui rimuoviamo dalle nostre vite quello che distrae il nostro tempo dai nostri interessi. Perché ogni oggetto che occupi uno spazio nella nostra casa (o nella nostra mente) prima o poi attirerà la nostra attenzione, e consumerà il nostro tempo perché richiederà di essere pulito, spostato, organizzato, usato, o buttato.

In estrema sintesi, il minimalismo – o essenzialismo, come lo chiama Greg McKeown in Essentialism– trasforma in un chiaro no tutto quanto non è un chiaro sì.

SILVIO GULIZIA
Giornalista professionista e consulente di comunicazione.

Il problema si manifesta quando un flusso di imput investe chi già di suo, ha letteralmente consacrato la sua vita ad un’operosità senza tregua.

Ed è esattamente da questo che ha origine la mia riflessione ma soprattutto quella consapevolezza che mi ha permesso di cavarmi fuori dall’ impasse in cui ero finita. Perchè posso assicurarti che dopo aver frequentato milioni di corsi sulla gestione del tempo, sull’ottimizzazione dello stesso ed essermi formata non poco sull’argomento, io ho continuato a mangiare pane e stress, e poi ancora stress e pane.

 

Non che non siano stati utili, tutt’altro. Anzi, se lo desideri la prossima volta condivido con te tutti gli accorgimenti  da detox digitale e non solo che mi hanno aiutata a tornare leggera, ma lo spunto che mi appresto a lasciarti oggi riguarda un meccanismo più profondo, usando con un linguaggio strettamente alchemico, un meccanismo quasi automatico della mia “macchina biologica” negli anni dell’infanzia.

Un meta-programma che faceva più o meno così:  “tu esisti se ti sfinisci“. Cioè ne comprendi la gravità? E’ stato proprio questo il primo degli schemi mentali che son stata chiamata a trasmutare negli ultimi dieci anni. La mia parte bambina aveva imparato molto bene l’arte di esserci a  tutti  i costi, ma questo rifletteva parte dell’ombra su cui ho tanto lavorato: esserci per sentirmi viva, per sentire che potevo sentirmi degna della mia vita e di essere in quella altrui.

La mia esistenza è totalmente cambiata da quando ho imparato la lezione che sì, sono degna di vivere ed essere amata per il semplice fatto che esisto. Non devo meritarmelo. E’  un diritto di nascita.

Poi è arrivato l’appuntamento con il mio lavoro, il lavoro che amo, il lavoro per il quale sono al servizio della mia anima da sempre pur avendolo ignorato per anni. E nella frenesia del fare, impegnata tra trasloco e lavori di ristrutturazione della mia casa, imprevisti di ogni genere, mi sono sentita letteralmente esaurita.

Ne sono uscita soltanto quando ho compreso che sì, l’ombra su cui ho lavorato per tanti anni era “tornata” a far capolino. No, tranquilla, non ho ripreso a credere di dover far qualcosa per sentirmi degna della mia vita!  Però  ho dovuto rivedere, e ti assicuro che non è stato “facile e indolore”, alcuni dei miei comportamenti che adottavo senza neanche rendermene conto.

Un esempio?

Esserci per i miei clienti sconfinando molto oltre il limite che avevo professionalmente prefissato, limite che considero un valore irrinunciabile.

Vivere cene e aperitivi con gli amici come se in fondo, stessi continuando a lavorare.

Ritrovarmi persino all’una di notte a rispondere all’ennesimo (letteralmente ennesimo) whatsapp dell’amica che si sente trascurata perchè “non ci sono come un tempo” a sviscerare chirurgicamente tutti i perchè e i come del nuovo progetto di lavoro le cui coordinate i colleghi non apprezzano in toto.

La lista è davvero lunga ma ti risparmio il resto perchè l’essenziale per me è stato vedere ( con la vista finalmente ripulita da tanta nebbia) che ad energizzare lo slancio di abuso energetico altrui ero proprio io. Il che non ha il sapore del senso di colpa, ma solo della responsabilità, quella che mi ha salvato la pelle e che per me è legata alla profonda comprensione che quel che viviamo fuori di noi è semplicemente il riflesso di quanto si muove al nostro interno.

Riduci i pesi, accorcia  le distanze di quanto minaccia di allontanarti da te stessa. Riduci al minimo storico il superfluo, elimina le zavorre, taglia i rami secchi della tua vita, semplifica e armonizza gli spazi in cui muovi la tua essenza. E come scriveva “qualcuno”,  l’essenziale è invisibile agli occhi, sì. Invisibile però agli occhi della mente, non a quelli  del cuore.

 

Less is A- MORE.

L’ atto di Amore per la rosa che sei. Dai petali freschi, leggeri e profumati di bellezza. Ma con i limiti ben tracciati dalle sue spine.

 

Ah, ho preparato un esercizio per te. Lo trovi nella parte finale di questo video qui sotto. Se ti fa piacere , aggiornami sull’esito. Per me e le mie clienti è stato davvero un toccasana!

 

 

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COMMENTI:

1 Comment

  • Francesca

    Reply Reply 18 luglio 2018

    Preziosa Flo! Grazie💚

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