Mollo tutto e…mi ritrovo più incasinato di prima!

 

Sì, lo so, è capitato anche a te. E probabilmente a molte altre persone che conosci.

Più o meno consapevolmente infatti, lo abbiamo espresso un po’ tutti anche solo il pensiero di mollar tutto e partire per ricominciare da zero da un’altra parte.

Il punto è: ricominciare cosa?

E’ abbastanza comune la credenza che allontanarsi dal posto in cui si vive, porti, di riflesso soluzioni e benefici alla nostra vita (spesso immediati). Quando la nostra quotidianità ci sta stretta e le persone che ne fanno parte non ci fanno da stimolo, il bisogno di evasione diventa un  pensiero salvifico ricorrente.

 

Ma la verità è un’altra ed oggi ti voglio raccontare come la penso. Se c’è una cosa che mi procura soddisfazione immensa è l’idea che le mie esperienze, le mie intuizioni, i miei studi e le mie ricerche, possano una volta condivise con te, aiutarti ad evolvere nella gioia, ragion per cui, ti racconto questa chicca.

 

Ho frequentato il liceo classico e amavo tanto la letteratura latina. Ad oggi, credo che i più grandi insegnamenti derivino da quegli autori così apparentemente lontani ma in realtà incredibilmente vicini al mio universo interiore.

 

Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano, nelle Lettere morali a Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium) nel replicare all’amico Lucilio, poeta romano che non si capacitava di come i viaggi dell’amico non gli avessero procurato giovamento rispetto alla tristezza che lo tormentava, usa queste parole:

 

‘Lucilio, devi cambiare d’animo, non di cielo’ e poi citando Socrate: ‘Perchè ti stupisci se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano (..)

Ebbene, i tuoi difetti ti seguiranno ovunque andrai. A un tale che esprimeva questa stessa lamentela Socrate disse: “Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano”. A che può giovare vedere nuovi paesi? A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo’.

Il primo motivo per cui queste parole mi vibrano letteralmente dentro è che semplicemente, le ho sperimentate infinite volte in prima persona.

Ho sempre sentito già da piccola, una continua “tensione” a spostare le mie gambe in territori diversi da quel che abitavo. Quando ero ancora una minorenne però, mi raccontavo una serie di storie auto-sabotanti sul fatto che persino in viaggio, non ce l’avrei fatta.  Oppure, (il mio pezzo forte) nella mia mente,  facevo partire la pellicola di un film in cui recitavo puntualmente la parte di quella che piena di difetti, limiti, paure, insicurezze, ( ero letteralmente paranoica) non sarebbe stata in grado di reggere neanche un km lontano da casa. Poi qualcosa si è rotto. Ed è stato in assoluto, il momento più tosto ma anche più fertile della mia vita: quello in cui ho lasciato andare il bisogno di recitare il ruolo della vittima ed ho iniziato a sgretolare il personaggio che mi ero cucita addosso negli anni.

Ho iniziato a viaggiare laddóve per viaggio, non intendo necessariamente attraversare continenti interi: semplicemente non stavo bene in nessun posto e senza rendermene conto, quella del dovermi sempre spostare era diventata la mia spada di Damocle, una vera e propria maledizione. La mia esistenza era impostata in modalità sopravvivenza. Sono stata sempre affamata di sapere, curiosa all’inverosimile, a volte smodatamente ribelle e tendenzialmente ostile rispetto alla routine dei posti che vivevo. Attribuire a ciò il perchè di ogni spostamento, era la mia versione preferita, quella che restituivo anche agli altri quando mi chiedevano dove attingessi tanta energia.

 

Oggi so che quel che animava quella ingestibile pulsione, era il bisogno disperato di cercare quella parte di Floriana che non avevo in realtà mai conosciuto.

Cercavo pezzi di me che chiedevano di essere notati, visti, ascoltati, accolti. Ad ogni meta portavo sicuramente a casa qualcosa, più di tutto, la certezza che l’unico viaggio cosciente che mancava all’appello era quello dentro me stessa. Con la stessa identica consapevolezza di Seneca, sapevo che se c’era uno schema in cui mi trascinavo e che mi ingabbiava, era proprio la consuetudine di cercar fuori quello che può esser trovato solo e soltanto DENTRO.

E’ questa, una malattia che colpisce chiunque. Chiunque creda che possa essere un luogo o le persone che incontriamo, a risolvere quella inquietudine e quel disagio interiori che ci consumano da dentro.

Non funziona così. E menomale aggiungo con il senno di poi.

Se stai attraversando una fase simile, io voglio dirti che al contrario di quanto credi, sei in un momento seriamente fervido e ricco di opportunità: quella di conoscerti, realmente. Prima di pensare alla fuga, cerca di “restare” in quello spazio che ti appare molesto, ostile. Quell’unico spazio dentro di te che ti brucia perchè contiene il seme della tua evoluzione personale.

Occorre bruciare, “morire dentro” per rinascere.

Da questo lavoro alchemico, non si scappa.

 

Tarkovskij scriveva: “C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da se stessi non si può fuggire. Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.”

 Il mio viaggio più bello, in assoluto è stato quello da cui non sono mai più tornata indietro. Quello dentro me stessa.

Oggi il mio rapporto con il viaggio è incredibilmente bello. Non ho più la pretesa di cercarmi, disperatamente, come un tempo.

Piuttosto, adoro riconoscermi.

Nei i volti e nei luoghi che non conosco, ma a cui appartengo da chissà quante vite.

Nell’emozione del contatto con madre Terra e i suoi anima -li.

Nella non resistenza a quel che è senza definizioni. Nella vita.

 

 

 

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