Pensare positivo? Sì, ma da svegli (Louise Hay, perdonaci)

 

 

 

Ormai ne hai sentito parlare in ogni dove, persino nelle lunghe code d’attesa in posta, quando nel proposito di versare i tuoi ultimi risparmi, le chiacchiere della gente, (sempre sul pezzo in materia di psicodinamica sul pianeta terra) hanno avuto la meglio sul tuo già precario equilibrio mentale: “ non pensare troppo ai tuoi problemi..o meglio, pensa positivo e tutto andrà bene!” ti hanno suggerito orgogliosi!

Il pensiero positivo è diventato uno di quei mantra che alla stregua della canzoncina natalizia ” A natale puoi”  ti è entrato in testa e non accenna ad andarsene. Probabilmente ne sei anche nauseato e…come darti torto?

La fenomenologia New Age (cui viene fatta risalire tanta parte del tema “pensa positivo“), nel proposito di diffondere nuovi paradigmi legati all’importanza della compassione, della gratitudine, del perdono e in generale dell’ amore universale, ha forse corso il rischio di commercializzare una pericolosissima “spiritualità da banco” .

Morale della favola, anzichè favorire risveglio ed evoluzione si accentua la probabilità di “dormire” ancor più profondamente.

Oggi  decido si scrivere un articolo su questo argomento perchè sento forte nei visceri, il richiamo al senso di responsabilità che il mio lavoro mi impone ogni giorno. Per giunta, essendo una Insegnante ufficiale del metodo Louise Hay da sempre associato al “pensiero positivo“, sento arrivato il momento di precisare qualche passaggio interpretativo che la mia esperienza umana e lavorativa insieme, mi hanno insegnato non senza risparmiarmi qualche ceffone di consapevolezza (e menomale!).

Entriamo più nel dettaglio:

uno dei fraintendimenti più comuni legato all’interpretazione superficiale della legge di attrazione o di risonanza è che fiumi di persone pensano che sia sufficiente concentrarsi sul pensiero di un bel bonifico piuttosto che di un’auto nuova per aspettarsi poi di vederli apparire come per miracolo qualche giorno dopo.

No, non funziona così nella maniera più assoluta. 

Per spiegarti questo concetto, riporto un passaggio di Andrea Zurlini di grande efficacia e immenso valore sull’argomento:

 

“Le circostanze della vita si formano grazie alla combinazione di due elementi fondamentali: l’emissione mentale e l’azione. Se abbiamo un atteggiamento ostile nei confronti del mondo, esso risponderà allo stesso modo entrando in risonanza con la nostra emissione. Se siamo abituati a esprimere sempre insoddisfazione, avremo sempre più motivi per farlo. Se nei nostri rapporti con la realtà prevale il negativismo, il mondo ci mostrerà i suoi lati peggiori. Al contrario, un atteggiamento positivo, a partire dal pensiero, dalla variazione emozionale e quindi dalla vibrazione emessa, cambia in meglio la nostra vita nel modo più naturale.

 

Se io mi concentro sul “volere un’auto nuova”, quello che ottengo è proprio questo: il fatto che io voglio un’auto nuova. È un ragionamento sottile ma non troppo difficile da comprendere. Se noi otteniamo sempre quello che scegliamo, poiché , nel momento in cui desideriamo qualcosa, otteniamo subito ciò che abbiamo scelto: ovvero il desiderio di una cosa che non abbiamo! Il desiderio produce soltanto desiderio. Il senso di mancanza produce solo mancanza.

Quasi tutti, incontrando ostacoli e situazioni non piacevoli, reagiscono negativamente, esprimendo disappunto o cadendo in depressione. Ma facendo così l’emissione mentale produce una risonanza dove gli ostacoli diventano ancora di più e la vita comincia a rotolare in discesa. In pratica, scegliere di lottare contro gli ostacoli ne produce sempre di più. Essere assorbiti da pensieri sui problemi da affrontare, crea altrettanti problemi da gestire.

Questo accade perché ci sintonizziamo continuamente su frequenze disarmoniche con il tentativo di cambiare le situazioni che le hanno generate, ignorando che le stesse frequenze disarmoniche continuano a produrre altre situazioni di disagio. Noi non dobbiamo concentrare l’energia per cambiare qualcosa che non va. È più opportuno scegliere qualcos’altro. Mentre si tenta di cambiare quello che non ci piace nello scenario della nostra vita stiamo pensando continuamente a quello che non ci piace. In questo modo la scelta si realizza perfet- tamente e noi otteniamo quello che non vogliamo.

L’uomo può scegliere la sua fortuna, senza bisogno di lottare per ottenerla. Può non essere semplice da accettare per noi, condizionati da una cultura che afferma che senza lottare e faticare non si può ottenere niente. Poniamoci una semplice domanda: quanto siamo riusciti a ot- tenere lottando contro il mondo per essere felici? A quale prezzo?

Lottare contro il mondo vuol dire presumere di sapere sempre che cosa è meglio e cosa è peggio per noi. Voler avere a tutti i costi il controllo su ogni evento, situazione o persona. Non riusciamo a sopportare che le cose vadano diversamente da come le abbiamo previste. Poiché in effetti siamo sempre nell’atto di prevedere. L’atto stesso di vedere-prima ci porta ad avere delle aspettative.

Più grande è l’aspettativa che abbiamo di fronte ad una persona, una situazione, un evento, un progetto, un lavoro, o addirittura di noi stessi e una nostra prestazione, e più questa esigenza di “ottenere o dimostrare” verrà delusa. La maggior parte degli esseri umani resta tutta la vita affranta da questo gioco di forze equilibrartici che si innesta quotidianamente. I tonfi e le cadute ripetute poi servono a gonfiare il senso di impotenza nei confronti del mondo e non fanno altro che alimentare lamentele varie, piagnucolii, capricci, depressioni e rabbie.

Più sono “attaccato” a qualcosa o a qualcuno e più sono io il primo pericolo di “distruzione” di questo rapporto di dipendenza. Ogniqualvolta c’è un attaccamento, una dipendenza o una forte aspettativa vuol dire che si è innalzata la lancetta dell’importanza che stiamo dando a quella cosa o quella persona. Quando la lancetta dell’importanza che stiamo dando si innalza, si attiva automaticamente un guardiano interno che non ha bisogno di un controllo cosciente per operare. Si attiva, praticamente, un meccanismo inconscio che lancia un allarme rosso a tutto il sistema psico-fisico.

In natura tutto tende all’equilibrio, ogni scompenso energetico viene bilanciato dalle forze opposte. L’importanza produce, come naturale conseguenza, un’ansia, una preoccupazione e un agitazione nei confronti dell’oggetto a cui la si sta attribuendo. Queste emozioni distruttive che scorrazzano libere creano un disequilibrio. Il modo più semplice e con minor spreco di energia per compensare queste reazioni emotive esagerate è distruggere l’oggetto che le sta generando”. ( A. Zurlini – Alchimisti di nuova generazione)

Le affermazioni positive, zoccolo duro del lavoro e del metodo di Louise Hay si basano sul principio secondo cui i nostri pensieri ci mettono in un certo stato d’animo e suscitano in noi delle emozioni in base alle quali reagiamo in un modo o in un altro. O addirittura cadiamo nella paralisi totale: il pensiero dunque crea la nostra realtà a livello energetico attraendo per risonanza vibrazioni simili nel campo morfogenetico.

 

 

Una delle domande più  frequenti è : “Perchè dovrei fare affermazioni come -la mia vita è meravigliosa- o – mi apro a conoscere l’amore per me stesso- quando vivo una situazione emotiva diametralmente opposta?

Per risponderti efficacemente desidero farlo con un’altra domanda: quante volte ogni giorno ti ripeti che la tua vita fa schifo, è un fallimento e tu non ne combini una giusta da tempo immemore? Non è forse anche questo fare delle affermazioni? Quello che cambia è solo la polarità del tuo pensiero creando una narrativa interiore che in questo caso è altamente disfunzionale.

Tirarsi giù dal letto e non escludere, a priori che sarà una giornata mediamente serena è un ‘affermazione tanto quanto pensare che in fondo potresti continuare a stare a letto tanto non accadrà nulla di buono.  Crediamo continuamente di descrivere il mondo così come lo vediamo ma in realtà finiamo con il vivere il mondo che ci raccontiamo al nostro interno.

Dunque l’dea, nell’uso delle affermazioni, non è quella di negare quello che c’è ma di affrontarlo da un’altra prospettiva, cavandoci fuori dal ruolo della vittima che subisce passivamente i duri colpi di un mondo malvagio. 

Da Life Coach con un approccio strettamente alchemico, non ti potrei mai parlare di emozioni e pensieri da prendere e cestinare. Mi piace invece comunicarti l’idea di quanto doveroso e produttivo sia diventarne consapevole al fine di operare una trasmutazione di quelle emozioni negative in emozioni superiori: la trasformazione del piombo in oro, del veleno in farmaco.

Non facciamo altro che confondere l’essere con l’attività della nostra mente, ma è solo trasferendo la coscienza dalla macchina biologica (pensieri, emozioni, carne) all’anima che si può scoprire il proprio Sé più profondo.

Questo è un lavoro, ti assicuro, che nulla ha a che vedere con iniziazioni a pagamento o tecniche veloci per fare un bel jump dal dolore alla gioia facile del

“siamo coscienza divina, possiamo tutto”. Anzi, il rischio in questi casi è quello di incorrere in una facile frustrazione da praticante spiritualoide: i tuoi malesseri potrebbero anche acuirsi dal momento che l’energia è neutra e potenzia tutto quel che c’è (anche il dolore, ti assicuro).

Ma non voglio spaventarti, solo trasmetterti che il cambiamento, per essere autentico, richiede tempo, pazienza e infinito amore. 

Il mio Puoi guarire la tua vita, la coscienza, lo studio, l’esperienza e il senso di responsabilità con cui lo conduco, non possono prescindere da questi aspetti che per me rappresentano la base imprescindibile del mio lavoro.

A proposito, ci vediamo a Bologna, il prossimo 20/21 Ottobre per affrontare insieme due giornate super intense ma incredibilmente trasformative in cui, insieme, muoviamo i primi passi per portare luce su quanto di chiede di essere visto, accolto, accettato e infine  trasformato.

Il piombo in oro, ricordi?

 

Per info e costi contattami pure e segui l’evento sulla mia pagina Evento Bologna

 

 

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