C’è una ragione ben precisa per la quale considero la vita quotidiana un accelleratore senza eguali del lavoro su di sè: tutto “là fuori”, ci mostra immancabilmente e generosamente ciò che siamo, dove stiamo andando o dove ci siamo completamente arenati in un specchio autoriflettente di ciò che più s’annida nell’inconscio individuale e di massa.

In queste ore per esempio, l’argomento virale ( di nome e di fatto) è quello del Coronavirus. Un virus che sta riflettendo ardentemente il bisogno collettivo di esprimersi, ciascuno a suo modo, ma per comunicare qualcosa che va molto oltre l’apparenza fenomenica del tema.

Sui social network, complice la bulimia mediatica di informazioni, interpretazioni e scongiuri di sorta, è ormai dilagante una psicosi di massa che ha completamente destabilizzato gli animi gettandoli in pasto al terrore e allo smarrimento.

Ora, da un punto di vista biologico la paura ha una sua funzionalità: in quanto emozione primaria, nasce come reazione naturale a ciò che è percepito come pericolo e si manifesta con reazioni di attacco-evitamento e fuga, in alcuni casi con una vera e propria paralisi dell’azione.

L’ attivazione neurofisiologica che l’emozione della paura scatena ci aiuta certamente a sopravvivere, ma quando non ha corrispondenza con un pericolo reale, fa più danni che il resto.

Quando sperimentiamo la paura, il nostro corpo reagisce aumentando la pressione arteriosa, il battito cardiaco aumenta vertiginosamente e le pupille si dilatano: ci comportiamo come animali minacciati da un pericolo funesto e per un fenomeno di pura risonanza energetica, richiamiamo a noi tutti quegli attori e quelle trame che ri-suonano con la commedia dell’assurdo che inconsapevolmente stiamo mettendo in atto.

La contaminazione emotiva funziona proprio così: se non hai un centro di gravità permanente che ti tiene ben radicato nella terra del discernimento, ecco che tutto quello che leggi, ascolti e vedi rischia seriamente di guidare pensieri e azioni. In queste ore lo puoi sperimentare direttamente sui social network.

Ed ecco che il fenomeno che stiamo vivendo diventa una straordinaria occasione di leggere tra le trame del nostro inconscio.

Come ci comportiamo di fronte a tutto questo?

Ci lasciamo contagiare emotivamente da quanto leggiamo o ascoltiamo alla radio nutrendo la già dilagante paura di morire (sì, anche in senso metaforico)? O al contrario giudichiamo senza riserve chi ha ripulito gli scaffali del supermercato e svaligiato la farmacia di turno?

In un caso e nell’altro stiamo tendendo il braccio a forze invisibili che ci vogliono in preda alla peggiore corruttibilità psicologica: la manipolazione della mente umana.

Quale miglior cibo per addormentarci se non esseri umani completamente depauperati del nostro potere personale che passa dalla conoscenza profonda di sè?

E’ interessante notare come in queste ore il fenomeno Coronavirus abbia dato occasione anche a chi ordinariamente si occupa di lavoro su di sè – di stendere noiosissime sermoni con le indicazioni del buon praticante/iniziato – continuando a servire ( forse inconsapevolmente) il già pericoloso gioco della dualità:

“risvegliati” (che siccome hanno compiuto un lavoro su sè con tanto di medaglia trionfale) detengono lo scettro del ” pronto intervento di illuminazione” e “addormentati” che passano per complici di un sistema perverso, quasi che quest’ultimo fosse altro da “noi” che alla sua strutturazione contribuiamo sempre e comunque, ciascuno con la sua vibrazione.

Mi viene in mente la straordinaria metafora del Minotauro che con il suo corpo metà umano e metà toro, assurge a rappresentazione della nostra psiche e il suo viaggio nel labirinto, ad allegoria del nostro percorso evolutivo:

  • da una parte la componente razionale (la parte appunto umana del Minotauro) e dall’altra quella istintuale e primitiva (la metà taurina)

Si sa, ogni tanto una delle due parti prevale sull’altra ma considerare il Minotauro solo nella sua componente oscura, violenta, brutale e diabolica equivale a rinunciare al riconoscimento di quella parte dinamica e vitale della nostra persona che vivendo di istinto e irrazionalità ci rende fallibilmente e meravigliosamente umani.

Uscire dal labirinto, che nel mito è l‘archetipo di quelle intricatissime eggregore di pensiero che portano l’uomo a perdersi momentaneamente prima di  rintracciare il proprio filo d’Arianna- è possibile solo realizzando l‘alchimia degli opposti.

Ecco che non si tratta banalmente di sconfiggere le paure, tanto meno di fare in modo da non averne. La via sta nel viverle semplicemente, passarci attraverso, integrarle dentro di noi con la sacra fiamma dell’Amore e dell’accettazione, unica grande pietra filosofale sempre a nostra disposizione.

Qual è dunque il primo passo per “sfruttare” la situazione attuale continuando a lavorare su di me? Certamente può essere utile porsi queste domande semplici ma potenti:

  • qual è la prima emozione che sento passarmi attraverso di fronte a letture, ascolto e condivisione di quanto sta accadendo in quello che chiamo “mondo là fuori?” Sto giudicando chi si comporta in modo diverso dal mio? Mi crea antipatia? Sento affinità di pensiero? Sento disgusto e nausea? Ma attento: non c’è mai giusto o sbagliato nelle tue re-azioni e la chiave è essere tu per primo colui che non si giudica nel provarle. L’idea è quella di farsi “spettatori attenti e consapevoli” della pellicola in atto.

  • se mi fa paura il” pensiero della morte” molto probabilmente sto esorcizzando la mia assenza di celebrazione per la vita e covare un sottile senso di colpa per questo. Del resto, se non riesco a vedere “bellezza” fuori è perchè non ho sviluppato la qualità di abitarla al mio interno. Ecco che può essere utile chiedersi: in che modo sto autenticamente celebrando la vita dentro di me?

  • Schernire chi in queste ore è letteralmente in preda al panico con tanto di “comportamenti illogici” e meccanici non ti renderà affatto più sveglio. Quante volte ti sei ritrovato in quegli stessi panni? E se ti percepisci “sveglio” avrai certamente sentito usato l’espressione “tutto è Uno“. Ma l’hai mai vissuta nel cuore? Inizia da ora provando a riformulare i tuoi giudizi: chi mi sembra reagire in modo esagerato forse al momento non ha strumenti a lui funzionali per provare a trascendere quelle emozioni e andare oltre. Come posso essergli utile e di supporto con l’esempio? ( occhio: farsi testimonianza è farsi accoglienza ed aprire le braccia, non serrarle come accade quando si punta il dito contro)

Fermo restando che lasceremo agli esperti del settore di fare magistralmente il loro lavoro ( ed eviteremo dunque di improvvisarci medici , virologi o tuttologi) e ci impegneremo a preservare la nostra salute ( ricordandoci però di estendere questo slancio a tutti quei vizi la cui fatalità sembra sfuggirci in queste occasioni: sigarette, droghe sintetiche ed emotive, dipendenze psico-patologiche e l’elenco diventa densissimo) ricordiamoci che diventare Alchimisti della propria vita e dunque Guerrieri consapevoli non è scendere in piazza e inneggiare alla ribellione generale. Niente fa più rumore (e dunque crea cambiamento) della capacità di portare Amore là dove alberga giudizio, ritegno e critica arguta.

Ricordiamoci che Il vero iniziato lotta mai contro una parte di sè ma ha tutto l’ardore di comprenderla e integrarla dentro di sè.

La paura ha un aspetto di regalità: se accettata, può essere conosciuta e dunque trascesa, intimamente compresa. E’ solo così che potremo rimetterci al timone senza più consegnarle il potere di guidare la nostra esistenza.

Il timoroso non entrerà nel regno dei cieli – si legge nel Vangelo perciò: togliamo la corona al Virus e rimettiamocela in testa.

 

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