E’ trascorso esattamente un anno da quando le nostre vite sono indiscutibilmente cambiate sotto il segno di una mascherina.
Una  semplice mascherina eletta come archetipo sottile e tutt’altro che invisibile della fragilità di un’ intera epoca segnata dal distanziamento sociale, geografico, emotivo, psicologico.
Un anno di isolamento, un anno di cuore in quarantena.
Cosa abbiamo vissuto in questi mesi? Quanta vita abbiamo sacrificato?
Quanta morte respirata nell’ illusione di proteggersi dallo scongiurarare il pericolo della stessa?
Non farò neanche minimamente menzione alle già ampollose diatribe tematiche e fin troppo intrise di dietrologia accademica boriosa e politologa, ma come sempre la mia lente di ingrandimento si pone su quello che dal mio punto di vista rappresenta il perno di un lavoro interiore da cui mai come adesso non ci si può assolutamente distrarre:
– continuare a credere, vedere, vivere e sentire un nemico acceso sempre e comunque al di fuori di noi.
Lo sai anche tu, in questi mesi hai dovuto abituartici: aprire un social network, fare scrolling su pagine e bacheche o accendere la tv non fa più differenza alcuna, la percezione dilagante è sempre la stessa ovvero sentirsi ammansiti nelle maglie strette di una guerra che nessuno può controllare sotto l’egida di demone apparentemente venuto a sacrificare le nostre esistenze rendendoci inermi e relegandoci nell’ angolo, appollaiati nella curva silenziosa di un’ attesa di redenzione che sembra dilatarsi sempre più.
Immersi nel frame di un vero e proprio sogno, ci lasciamo sfuggire sempre più l’occasione di rintracciare il reale diametro su cui spostare la nostra curva d’attenzione: realizzare che il vero campo minato dove sempreverdi proliferano le nostre paure più ancestrali e si diramano i nostri bisogni mai realmente visti è all’interno.
Ogni santo giorno, ad ogni sacrosanta ora, minuto e istante siamo minacciati nel cuore delle nostre emozioni, dei nostri pensieri e del nostro corpo.
In uno stato di completa dissociazione ce ne andiamo in giro con l’intestino intossicato da sostanze con cui crediamo di mettere a tacere vuoti e mancanze, le tasche sempre più impoverite da desideri autoindotti, la nebbia nella mente, il freddo gelido nel cuore.
  • Abbiamo abituato i nostri sensi alla totale mancanza di contatto, alla censura delle emozioni dichiarate attraverso l’incontro di sguardi dal vivo, ammanettato le nostre passioni al click di un contenuto digitale scaricabile e costretto i  nostri bambini a colorare nel seminterrato della cucina quegli orizzonti che  definiscono il loro pieno diritto alla sperimentazione della realtà fenomenica e di quella gioia innocente che solo l’esperienza fisica realmente goduta ed appagata dona, seminando il prato prezioso dell’intelligenza emotiva.
  • Abbiamo dovuto privare i nostri parenti, amici e compagni di una mano calda in ospedale e poco importa il nome della diagnosi in corso: non possiamo vederli, confortarli, toccarli, irradiarli del nostro amore fisico. In alcuni casi, purtroppo, siamo stati ( e siamo) costretti a lasciarli andare senza il conforto di quell’energia che solo certi cerchi d’Amore sanno così magistralmente mettere in circolo.
  • Abbiamo assistito , increduli a sempre più frequenti sparizioni: amici di una vita letteralmente scomparsi, quasi fossero spettri di un passato condiviso che all’improvviso sfuma nei contorni di una memoria caduca e impietosa. Se l’Amore e l’affetto sincero mai potranno dividere, cosa realmente ha interferito nelle nostre vite? Quanti e quali demoni ci portavamo appresso inconfessabili per liberali selvaggi al primo fiuto di non sentirci compresi, accettati accolti? Quanti irrisolti del passato all’improvviso e impunemente scaricati su chi è venuto a farci da specchio così chirurgicamente in questo indimenticabile momento storico?
  • Avvizziti, intorpiditi e schiavizzati alla lettura di qualche dichiarazione sui social network abbiamo preferito nutrire le nostre paure più profonde rispecchiandole fedelmente su chi ci sembrava portavoce di verità scomode che abbiamo maldestramente e senza il benchè minimo spirito critico eletto con i peggio nauseabondi appellativi, le nuove etichette 2,0 : complottisti (o declinate nel più ridicolo “comblotto” se almeno a voi, fa ridere),  pro vax, no vax, e covid antagonisti di sorta ( come vedi, sempre e solo un inconsapevole pretesto per fermarsi alla forma, senza mai chiedersi quanto, ciò che ci crea attrito, fastidio e giudizio ci coinvolga così tanto)
I più timidi hanno preferito continuare a nascondersi dietro un accenno di ” spionaggio mediatico” , sposando la sempre auspicabile comoda filosofia del “non esporsi” che non si sa mai, chi per paura di non sentirsi parte di un gruppo o di una qualsivoglia compagine ideologica e chi, ahimè per paura di perdere riflettori vari o in casi più estremi e delicati, soffrire una qualche radiazione da un albo professionale.
  • Abbiamo chiuso relazioni importanti: quelle che avevamo ingenuamente incorniciato nel – per sempre”, rapporti consacrati nell’effige  del ” qualunque cosa accada ce la faremo insieme”; abbiamo iniziato a tenerci lontano dal vicino di casa manco fosse un’appestato cui sbattere la porta in faccia dell’ascensore che non si sa mai, a dividerci nel nostro ceppo famigliare (già anzitempo tossico e pregno di irrisolti), a criticarci gli uni con gli altri, a farci la guerra tra i poveri.
  • abbiamo fabbricato pile di paure psicologiche e inventato nuove turbe: la  sindrome della capanna o del prigioniero is the new black per esempio, con cui si fa riferimento alla paura di uscire e lasciare la propria casa, il luogo che per mesi ci ha fatto sentire al sicuro, al riparo da qualsiasi pericoloso agente esterno.
Qualche settimana fa in un tram a Milano non ho potuto fare a meno di osservare una scena che a mio parere può essere eletta rappresentativa dei tempi che corrono: persone sul mezzo che criticavano altre persone sul mezzo. E così’ in farmacia, in qualche supermercato rimasto aperto e così via.

Ma come renderci sempre più svegli di fronte ad un film la cui regia ci vuole attori vigili e consapevoli?

Io non ho suggerimenti, ma preferisco prestare fede alla mia più grande certezza: quella di non confondere mai i nostri sensi illudendoci di essere nella rete di un pescatore esterno al nostro male.
Il nemico non è il virus.
Il nemico non è chi non lo ha contratto e nemmeno chi lo ha vissuto e patito.
Il nemico non è chi fa mette in discussione  lo status quo provando a testimoniare un’ altra verità.
Il nemico non è chi si vaccina tantomeno chi non lo fa.
Il nemico non è chi ci ci mette la faccia per illuminare le coscienze.
Il nemico non è chi ha paura e vive nel terrore dell’informazione mainstream. Il nemico non è chi ha imparato a vivere libero dall’ uniformità di massa.
Il nemico non è “chi sa” e nemmeno chi vestendosi ogni giorno da esperto in una qualche materia crede ingenuamente di sapere.
Il vero nemico è assuefarsi all’odio. Al pregiudizio ed al giudizio. Alla paura e all’orrore, i primi ad abbassarci le difese immunitarie.
Il vero nemico è maturare di aver compreso tutto del percorso di un ‘altra persona, sentendosi in diritto di giudicare un cammino evolutivo di cui non sappiamo un bel nulla.
Il vero nemico è nutrire la presunzione di “poter salvare gli altri “, di avere quella pillola magica che ci rende benefattori ai loro occhi, è covare l’illusione di sapere cosa stia vivendo ciascuno nell’intimo della propria casa interiore ed esteriore, mascherina o meno, vaccino o non vaccino.
Perciò, se proprio vogliamo provare a muover, ciascuno nel suo piccolo, un passo diverso da quello già sperimentato, che sia quello di prendere coscienza che non esiste guerra che possa essere combattuta al di fuori di noi: i servitori che continuiamo a proiettare là fuori ci abitano e permeano dall’interno ed è per questo che i cavalieri vittoriosi non potranno che essere coloro i quali forgiano i muscoli dell’anima all’ esperienza dell’Uno, praticabile sempre e solo da chi ha autenticamente realizzato un’apertura del cuore, riflesso generoso ed immediato dell’ espansione della coscienza.
Non aspettiamoci mai di poter procedere a edificare la nostra armatura e fare seriamente esperienza dell’Anima pretendendo di non scomodare nessuno dei nostri servitori/demoni/fantasmi interni.

Nessuno ha mai veramente cambiato il Mondo chiedendo il permesso là fuori piuttosto fissando il fuoco dell’attenzione sul restare sempre vigile al suo interno nonostante gli irrinunciabili stimoli del caos del mondo.

E’ solo così che la paura viene neutralizzata perchè trasformata in quel Fuoco fisso e interno che rende indomiti, guerrieri e per nulla spodestati da fantomatiche minacce esterne perchè non più identificati con l’essere semplicemente un corpo che cammina.

Conquistare questo è conquistare la grazia dell’eternità e rendersi invincibili. Anche di fronte all’ombra della Morte.

Mi piace sempre ricordare le parole di un uomo straordinario, Victor Frankl, neurologo e psichiatra austriaco di origini ebraiche, sopravvissuto alla prigionia nei campi di concentramento.

“I miei carcerieri possono farmi di tutto,

ma non possono obbligarmi a provare odio”.

Victor Frankl

Smettiamo di delegare all’esterno il potere di definire quanto possiamo sentirci padroni del nostro Destino.

Abbiamo un Capitano interno che sta guidando il nostro viaggio. Spesso non lo sentiamo e così ci convinciamo che il suo richiamo sia frutto di una spiritualoide fantasia.

Poi però è sufficiente che tu ti chieda: al di là di ciò che credo di volere, per cosa questo mio cuore continua a battere proprio qui e proprio ora? Fidati del tuo sentire. Non tradirti, ascoltati.

Prendila adesso quella decisione su cui continui a rimuginare e procrastinare.

Smetti subito quell’azione che solo a compierla lo sai, non ci sei mai se non meccanicamente.

Ma soprattutto quale che sia la tua sensazione di perdita nell’anno appena trascorso, ricorda che l’unica occasione veramente persa è quella che ti allontana dall’Amore. Se sei stato ferito, se ti sei sentito oltremodo frammentato da questa lunghissima clausura dei sensi, sappi che sei ancora in tempo per perdonare, lasciar andare e ancora più forte, Amare.

Non confonderti: l’Amore che hai diffuso, seminato e donato è ancora qui e ora. È tuo, per sempre.

Auguri a tutti noi.

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Non esiste altro modo di crescere e seminare verità, insieme!
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