Lavoro, ormai da anni, con Donne che santificano la figura del Padre senza essersi mai date il permesso di tuffarsi davvero in uno degli oceani più preziosi di sempre : surfare la funzione archetipica che ” Il Padre” rappresenta nell’orientare l’asse di sviluppo del Sè.
Spesso sono donne che giocano a fare le eroine: sempre sul pezzo, immagine impeccabile, con un arco sempre pronto a scoccare la prossima freccia e da quanto centrano o meno il bersaglio faranno dipendere tutta la misura del loro valore.
La stessa che, senza che neanche se ne rendono conto le inchioda alla patologica identificazione con i numeri;
– quelli segnati dalla bilancia
– quelli segnati dall’ età anagrafica
Gli stessi numeri che un tempo leggevano sulle pagelle scolastiche o sul libretto universitario.
Gli stessi con cui fanno i conti quando inseriscono nel carrello amazon il nuovo imperdibile siero viso che la fashion blogger di turno le ha raccomandato, gli stessi con contano, nevrotiche, gli accessi del loro uomo/amante su whatsapp o con cui calcolano i centimetri che le avvicinano o allontanano dal sempreverde confronto con le “nuove arrivate”, poco importa che sia nella comitiva o nel nuovo gruppo di lavoro o sulle piazze sempre più affollate delle bacheche social.
Quando chiedo loro di parlarmi del rapporto con il loro papà, mi si apre un mondo e a loro, spesso, le porte di un Regno che non hanno mai osato valicare fermandosi a quel cristallizzato – mio padre non si tocca – dietro cui si nasconde una via decisamente impervia ma in termini evolutivi oltremodo preziosa.
Non si tratta di perdersi nelle dietrologie psicologiche con cui demolire o beatificare la figura del padre ma darsi il permesso di conoscere il padre e la madre archetipici interiorizzati al nostro interno, vettori formidabili del principium individuationis– di quel lavoro interno di partorienza necessario che ci prepara a divenire Padre e Madre di noi stessi.
Ristabilire l’asse che ci permette di “tornare ciascuno al proprio posto” è fondamentale per divenire ESSERI UMANI VERI, svegli e non burattini che camminano trascinandosi nelle loro rispettive ferite.
Gli stessi che poi in una relazione matura e adulta sono capaci si scambi inclusivi e non meramente portati ad annientare l’altro infliggendogli pene e tribolazioni che non hanno mai “guarito” rispetto a ciò che l’archetipo genitoriale ha attivato in loro.
FOCUS ALCHEMICO SULLE RELAZIONI
Quando finiscono relazioni sentimentali o amicali  vissute come importanti e impattanti nella chiamata evolutiva di cui si sono fatte canale, un indicatore infallibile per misurare quanti conti in sospeso ci sono con una ferita genitoriale è nelle reazioni di chi vive la separazione come rifiutante o abbandonica:  non si perderà occasione per demolire il partner o l’amico del cui allontanamento si soffre dipingendolo come causa insindacabile del nostro malessere e consegnandone all’esterno, con un fare puerile, estremamente immaturo e talvolta psicopatologico un’ immagine impietosa, estremamente screditante , la stessa che prima si idealizzava forse come surrogato di vuoti, mancanze e rifiuti genitoriali mai effettivamente ri-conosciuti.
Il mio consiglio spassionato a chi si ritrova ad assistere a questo teatro di sterile massacro che fa male sempre e solo a chi lo perpetra ( nessuno sforzo, si tratta semplicemente della stessa qualità vibratoria che lo accompagna all’interno) è quello di lavorarsi dentro per sondare se sussiste ancora un qualche gancio che ci allontana da un perdono profondo di noi stessi e e dell’altro.
Un errore madornale e di valutazione che riscontro sempre più nelle donne o negli uomini che durante le consulenze si raccontano, è quello di fustigarsi per “aver permesso all’altro questa o quell’altra violazione” vestendosi dei panni più insidiosi di sempre: i penitenti da commiserare.
Non ci sono mai vittime o carnefici così come le persone o le storie giuste e sbagliate.
E per quanto ti possa sembrare crudele o attivare in te il sentimento/ferita da ingiustizia, che tu ci creda o no è stata la tua stessa coscienza a creare quell’evento. Perchè? Perchè serviva. Semplicemente ( che per quanto mi riguarda è diverso dall’imporsi di continuare a stare con tutti i sensi in rapporti tossici, pericolosi e svalutanti “perchè tanto è evolutivo”. E’ questa una psicologia da salotto che non condivido. Ne parleremo più in là).
Ci sono parentesi di vita che sotto la cappa illusoria del “giusto o sbagliato” ci preparano, di richiamo in richiamo ad ESSERE semplicemente ciò che siamo destinati ad essere.
Non potete MAI prescindere dal “fare la pace” con la vostra mamma e il vostro Papà. Che poi riflettono il vostro rapporto con quelli Celesti, con Dio, con l’ UNO.
Personalmente posso solo testimoniare la BELLEZZA, la GIOIA indescrivibile e la PACE che questo cammino può donare.
L’ AMORE di cui è pregna la mia vita oggi in TUTTE le relazioni in essere ( tutto incluso, amicizie, partner di lavoro, parentali) è fedelmente lo SPECCHIO di questa ambiziosa e conquistata integrazione.
Auguri a tutti i Papà. A quelli di forma, a quelli di fatto. A quelli di cielo e stelle transitati che oh, se ci sono. Eccome se ci sono.
E infine e non ultimo al Mio. La mia più Grande Palestra di Vita ma soprattutto il Pilastro a cui devo l’esperienza d’ Amore più vera e incredibile della mia vita.
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