Stamane mi sono svegliata ricevendo questo messaggio : ” Ciao Floriana, una sera, mentre ero in studio da te, provocatoriamente mi hai detto: Simona, il lavoro su di sè, non è politically correct-.  In quel momento ne fui scossa ma non avevo ancora metabolizzato come invece sta accadendo in queste ore, cosa intendessi. Per tal ragione , ieri con x, y e z tutti e tre partecipanti ai tuoi corsi, ci chiedevamo quanto fosse prezioso che tu creassi sempre più dibattito attorno a qualcosa di fronte a cui non possiamo più sottrarci e la pandemia in atto ce lo sta sbattendo sotto gli occhi.Te lo scrivo perchè fin quando non si lavora seriamente su di sè si tende a scambiare tutto questo con la classica crescita personale, quella in cui non si porta luce su ciò che a mio parere muove davvero il mondo”. 
– Cosa intendi per muovere il mondo?- le ho risposto curiosa .
” Beh abbiamo affrontato il tema diverse volte…mai come adesso ho realizzato che non si potrà mai separare quel che accade nel mondo da noi solo che a volte mi sento sola, in pochi ci mettono la faccia, avvero sempre la paura di esporsi o di andare contro corrente, purtroppo spesso da parte di chi invece anche per professione ha un ruolo di guida e riferimento in questo caos. Sempre quella famosa sera nel tuo studio mi chiedesti, Simo, vuoi essere nel mondo o del Mondo?[..].”
Non ho reputato affatto casuale l’arrivo di un messaggio che so per certo non essere solo di Simona, la quale si è resa solo canale rappresentativo di un’esigenza sempre più palesata da chi ruota attorno a quello che faccio.
Proprio questa mattina leggevo un’iniziativa preziosa da parte di un contatto sul mio profilo privato, uno dei pochissimi autorevoli ai miei occhi dal momento che ho dovuto ricostruire la mia pagina (per diverse ragioni per lo più tecniche)e la maggior parte dei miei “amici” virtuali sono “di vecchia data” e si dividono in due categorie: da una parte chi “fa fatica a seguirmi” perchè scrivo di bellezza, quella esperibile, praticabile, accessibile, frutto e riflesso del lavoro su di sè, non quella pour parler o del robotico – pensiamo positivo sperando che questa cacca puzzi un po’ meno-.
Ma no, sono noiosa, perchè il trend, sempre in linea, guarda caso, con l’informazione mainstrem è quella di riconoscersi sempre e solo nella diffusione della lagnanza, del giudizio esacerbato verso tutto e tutti, della critica sterile, della paura endovenosa, delle “notizie” prese e condivise senza un minimo discernimento .
Del resto non sono di certo io a dover spiegare la meccanica della ricerca esasperata ed esasperante di una visibilità che l’individuo avverte come crepa da tempi decisamente più datati di quelli in essere. Si chiama – coazione a ripetere– .
E poi ci sono quelli che non interagiscono mai ma in quel mai, ci sono sempre: dietro le quinte e a tutti i livelli, credendo di essere invisibili.
Nel mezzo: sempre più rari ma per me oltremodo preziosi fratelli e sorelle in cui riconoscere tracce dell’anzianità di un’anima che a volte tende a chiedersi:
– ma quanto tosta è questa incarnazione?
“Certamente nella prossima andremo a credito” aggiungo io, provando a smorzare questa tensione sempre stra-produttiva per chi sta realmente lavorando su di sè.
Chè non può essere altrimenti quando assisti al trionfo della meccanicità espressa a suon di burattini che massacrano altri burattini (Caro Collodi, quanto ti penso!) e ringrazi ogni santo giorno per l’infaticabile slancio a viaggiarti dentro allenando in ogni dove e in ogni quando l’esercizio della Presenza e del Ricordo di sè, cintura di straordinaria protezione quando sai che ti verranno appiccicate, per lo stesso ARDORE della RICERCA le etichette più brute, espressione della stessa grossolanità di pensiero di chi le fabbrica:
-negazionista-, –complottista– le più in voga adesso. Che bello notare che contestualmente, per magia, non si parla invece più di “terroristi”.
E poi ci sono loro, una compagine automatizzata e androide che sì, per ogni accadimento ha sempre la risposta a tutto: – c’è un complotto in atto, è tutto inventato, ribelliamoci sempre e comunque”, ” perché noi siamo illuminati e tutti gli altri sono imbecilli” vestendosi di quella intransigenza ingenua e bambina tipica di chi non avendo la benchè minima contezza della propria macchina biologica pensa di poter guidare quella più grande, il sistema in cui è inserito e i cui ingranaggi sono solo un fedele riflesso della sua.
Una guerra tra poveri che purtroppo, e qui la mia amarezza, realizza il profetico schema stimolo – risposta che invalida o toglie potere alla levatura della ricerca autentica, quella per cui in sempre più stiamo perdendo il sonno portando alla luce informazioni preziose che per tal ragione non saranno mai troppo accessibili.
E mentre chiudono teatri e luoghi di culto della Bellezza su cui si poggia un’ abnorme fetta di economia del nostro Paese si aprono sempre più i cancelli della lobotomia in siringa e della psicosi idiotica e generalista.
Come sempre, per l’ ennesima volta, il palcoscenico integralista in cui la narrazione finale è sempre dicotomica : vincitori e vinti, buoni e cattivi, negazionisti e fanatisti.
Delle sfumature, quelle che sfuggono alla spettacolarizzazione della notizia perché studiate da chi conosce, un minimo, il meccanismo energetico alla base delle eggregore di pensiero, chi se ne frega.
L’ importante è fare casino, fomentare il caos, separarsi sempre e comunque, dividersi.
Uno Stato che ha a cuore la salute ( intesa nella sua trasversalità che non può trascendere la dimensione psichica) del popolo non metterebbe mai in campo scelte in cui si nega o si complica la fruizione di ciò che è imprescindibile dalla vita. In altre parole NON massifica la paura della morte nell’ ipotesi di dover morire, prima o poi.
E infine ma non ultimo ( ma proprio per niente) : lo sciacallaggio mediatico, le scelte di chi ” ai vertici”, la manifestazione virulenta di tante azioni NON è e MAI SARÀ UNA CAUSA ESTERNA che stiamo subendo ma su questo non mi interessa fare alcuna disquisizione adesso, figuriamoci convertire chi ” ha visioni diverse”.
Ho letto e visto con i miei occhi una brutalità e un’ aggressività imbarazzanti in parole e commenti perpetrati da chi ” eh ma la violenza in piazza non è giustificabile” , gli stessi che ” gli animali non si toccano”.
Perfetto. Condivido.
Il vicino di casa di cui non condividi stile di vita o pensiero sì però. L’ Amico con cui hai diviso il sonno idem, quello lo puoi massacrare sulla tastiera dello smartphone, tanto la piazza è FUORI e qui è un’ altra cosa.
La storia si ripete: in ogni ambito, sia esso di matrice medica, politica, psicologica e parapsicologica, legale, esoterica, mediatica ( e continuate pure) si manifesta l’ energia, sempre più inequivocabile di professionisti infuocati dalla fiaccola del lavoro interiore e quella di stampo egoico di tutti gli altri.
Conosco sempre più medici meravigliosi e illuminati, avvocati straordinari, professionisti dell’ informazione e giornalisti con una tempra guerriera come pochi, esperti SERI di esoterismo che non si limita alla filosofia accademica e dotta così come conosco un numero sempre più crescente di ciarlatani.
E quindi?
Siamo tutti questo Stato, siamo tutti napoletani, milanesi, romani, italiani. Ma di certo, non abbiamo ancora idea di cosa significhi essere “umani”.
Del resto siamo qui per questo, per apprenderlo.
E allora ecco che” no, non si salvi chi può” ma si salvi chi vede oltre ciò che ha creduto reale delegando la responsabilità di quel benedetto (o maledetto?) lavoro che possiamo fare ciascuno al suo interno.
Il più grande crimine all’umanità ragazzi miei è continuare a fare la qualunque cosa per non attivare ciò che serve a coltivare la stessa,sì, l’umanità, dentro di noi.
Buon lavoro, dentro.
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