Sin da bambina sentivo -e mai lo saprei spiegare a parole, che la mia vita sarebbe stata diversa. Diversa da quel che il mio cuore di bambina immaginava con e attraverso l’incontro con le fiabe, le favole, le poesie, il film e non ultimi, i miei coetanei.

Per esempio devo a mio Padre un rapporto intimo e almeno apparentemento sereno con la morte . Fino alla fine dei suoi giorni mi ha ribadito più volte: ” 𝑖𝑜, 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒, ℎ𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒”.

Aveva un modo di raccontarci la dipartita che non mi turbava affatto, anzi, m’incantava e a tratti, divertiva.

Non sapevo spiegarmelo per esempio, perchè al ritorno dal Luna Park, in auto, dopo quel suo ” 𝐻𝑒𝑦, 𝑣𝑖 𝑠𝑖𝑒𝑡𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑡𝑖𝑡𝑖?”dovessimo sorbirci la lettura de- ‘𝑨 𝒍𝒊𝒗𝒆𝒍𝒍𝒂- del grande poeta Totò.

Cioè non è che papà si fermasse ad una lettura veloce e spiccia: si trattava proprio di una sorta di recitazione, con tanto di timbrica e accorata interpretazione.

Se mio fratello ascoltava e dopo na certa, sbuffava, io ero sempre quella del ” 𝑝𝑎𝑝𝑎̀ , 𝑙𝑜 𝑟𝑖𝑓𝑎𝑖? 𝑀𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎”.

E papà mio, ad ogni nuovo giro , saliva di tono e iniziava ad approfondire. Tipo quella prima volta che ci parlò della morte come – del fenomeno più equo e naturale della vita ( queste le sue fedeli parole che ci ha ripetuto per anni e anni e anni) quello in cui gli umani possono fare il cavolo che vogliono e sbattere i piedi per terra ma tanto ci pensa Dio a redimerli perchè sempre ci afferra.

Poi sono cresciuta e misurandomi con dolori e sfide una più micidiale dell’altra ,ho iniziato a familiarizzare con quella sensazione di “dover ” abbracciare una incarnazione singolare, a tratti stronza, ma proprio perchè dalla mia Anima scelta, da vivere con il vento in poppa.

Se dovessi morire io stessa tra un’ora, potrei riconoscermi almeno questo: una naturale propensione a tuffarmi negli anfratti dell’oscurità con quell’attitudine impavida di chi se ne frega delle conseguenze anche quando gli tocca poi piangere lacrime amare sulla pelle.

Chissà, forse è per questa ragione che amo il mare di notte, quando ti ci tuffi e sei costretto a sentire il corpo senza mai abbassare la guardia da ciò che non vedi ma ti si muove attorno.

Questo slancio mi ha portato più di un guaio e non potrebbe essere altrimenti per chi ha finalmente realizzato che qui, sulla terra, non è tornato mica a caso e che soprattutto, è veramente fottuto se si affida a leggere gli avvenimenti come casuali.

Certo è più facile e non a caso la via in assoluto più battuta,diverso invece è sperimentare direttamente, non credere a un bel niente, dubitare sempre , mettersi al lavoro seriamente fino a che è la vita stessa a venirti a cercare e Dio attarverso di essa.

Tu però in qualche modo, ti devi far trovare.
Io non so cosa mi sia riservato ma una cosa è certo mi abbia salvato:

-imparare a stare ferma e muta davanti e nel dolore, zero scappatoie, nessuna scusa.
Dolore a pranzo cena e colazione, sotto la doccia e mentre si fa l’amore con il testo di una canzone.

Per esempio , ieri mi è successa una cosa che mi ha lasciata come dopo al primo bacio, mezza sconvolta e innamorata, persa d’Amore per questo Dio che si intrufola in ogni sacro e santa situazione.

Così stamane mi sono messa a pregare e a ringraziare e ho chiesto un segnale al mio Maestro per intermediazione di mio Padre.

Ora, nei miracoli ci credo ed è per questo che poi mi innamoro e li vedo davvero, però onestamente , non immaginavo di ricevere una risposta così rapidamente, non eran trascorse neanche tre ore, incredibilmente.
Noi umani ci viviamo il tempo così der resto, sempre lineare, limitato, limitante e questo c’ha ingabbiato giacchè l’Anima se la gioca sempre con il tempo circolare.

𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞.
E non è una ca**ata new age, è che io ci sono passata già tre volte, quindi il “è tutto finito”, personalmente, non mi fotte. Mai, e da tempo, ormai.
Però voglio dirvi una cosa e spero di aiutarvi : quando ci passi seriamente dall’esperienza di quel “la morte non è niente” (come scriveva qualcuno), c’è una verità che dovrebbe essere sempre sotto gli occhi di tutti , ma fa più figo recitare la parte degli spirituali che hanno capito tutto e che sanno -𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 – mentre gli altri poveri sfortunati ci girano in tondo sempre, e non combinano un bel niente.

Non ci credete, non vi fate imbabolare da queste storielle edulcorate , perfavore.

Saper stare nel dolore e farci dentro una brandina in cui collassare definitivamente non vuol dire liberarsi dalla morsa che annoda la gola quando il tuo corpo fisico è a pezzi, il cuore affranto e la mente provata psicologicamente da uno strappo troppo grande.

Cioè, l’avere una certezza granitica di certe cose perchè ti sono passate dentro e te le sei tenute addosso appiccicose, non ti rende mai, in nessun caso, immune dal patimento nel sistema nervoso, nei muscoli che si irrigidiscono, nel cuore che di fronte ad una terrena separazione si fa piccolo.

Le spine sono sempre spine, anche quando sono delle rose.

Gesù la conosceva bene la missione sua, eppure gliel’ha chiesto al Padre suo, perch’è l’avesse abbandonato.

Non siate i peggiori nemici di voi stessi, vivetevelo senza turbe il dolore, lasciate stare le gare spirituali a chi se la racconta meglio perchè fa clamore.
Il punto non è mai piangere ma chi c’è nell’atto del piangere:

⚜️se ti accorgi delle tue lacrime e la smetti di fare quello che per forza se le deve asciugare, forse , qualcuno o qualcosa ti viene a trovare.

Forza e coraggio,
con il cuore aperto, ti abbraccio.
Floriana 

Qui sotto, un video interattivo in cui ho parlato del tabù della morte.