
Oggi, l’attrice Eleonora Giorgi, attrice e regista attiva da tempo nel panorama cinematografico italiano, lascia questo piano fisico di realtà per un tumore del pancreas.
Quel male, lo conosco bene. E’ lo stesso che ha ” portato via ” mio papà.
Ne conosco l’aspetto clinico ma pure i retroscena.
Quando muore un personaggio pubblico l’eco mediatico amplifica le voci dell’ovvietà e in alcuni casi confonde, mistifica dinamiche in nome di un politically correct sempre confortevole e irrinunciabile per l’ Istituzione che inneggia alla “mamma Scienza”.
Chi vive dal di dentro , in qualità di malato o di figlio/partner caregiver che lo supporta nel percorso, conosce bene però i retroscena, lo squallore sanitario, le beghe sterili tra professoroni interessati al lustro della nuova pubblicazione in cui si farà menzione internazionale e merito nell’aver portato il nuovo farmaco nanotecnologico in auge nel centro clinico di turno ( cure le cui modalità d’accesso sono alquanto discutibili), la letargia burocratica, la discrepanza imbarazzante di gestione delle cure domiciliari da una regione all’altra e tanto altro che ad OGGI rappresenta il vero pugnale al cuore di sofferenza psicologica che chi resta deve smazzarsi attraversando la memoria di ciò che è stato tra un corridoio di un ospedale e l’altro su tutto il territorio nazionale.
Pace all’anima di Eleonora Giorgi, artista indiscussa che lascia oggi questo piano per un tumore al pancreas che parteva “preso in tempo”, ma mi piacerebbe e non poco che gli sciacalli del giornalismo corrotto e di facciata, la smettessero di strumentalizzare la malattia in nome dei riflettori e delle tasche che saranno subito riempite a suon articoli, i titoli d’aggancio e trasmissioni strappa lacrimoni e maroni dove viene taciuto il non conosciuto ( perchè opportunamente manipolato) .
Per non parlare della disinformazione dilagante.
Continuo a leggere ancora fiumi di articoli su Fedez “salvato dal tumore al pancreas grazie alla cura tal dei tali” quando no, il suo era un tumore neuroendocrino e chi conosce la malattia ( o ha dovuto causa forza maggiore farsi una cultura seria a riguardo) sa bene che differenza abissale (anche in stime di sopravvivenza) ci sia tra un Net e un diecimila volte più temuto, adenocarcinoma duttale – tumore esocrino e non endocrino, come quello di Fedez, per l’appunto.
La speculazione, tengo a precisarlo, avviene su più fronti. Purtroppo.
Ahimè, e so cosa sto scrivendo, (la mia non è mai una penna improvvisata e approssimativa – piuttosto, con l’umiltà che mi ha insegnato e trasmesso mio padre, quando non sono sicura di quanto scrivo, sto zitta) accade dal fronte spiritual-demenziale, il gioco a chi “la sa più lunga” sui primordi, gli sviluppi e l’ineluttabile sentenza sul perchè – quella persona si è ammalata.
Visto che ne ho sentite di ogni, rispondo, da figlia che forse conosce la sua storia famigliare molto più del nuovo genio “so tutto io” del web, alla più gettonata :
no, mio padre, ostinato leone fino alla fine, non ha ceduto al siero dei miracoli, per cui, mi spiace smontarvi la diagnosi, ma la sua malattia non è stata fomentata dalla punturina.
Ed ecco quello che manca davvero, sia da un versante che dall’altro – che guarda caso si fanno la guerra, anche se nei centri di “spiritualità” travestiti è più “facile” mettere una cigliecina sulla torta che puzza perchè andata a male:
manca la CONSAPEVOLEZZA e di riflesso, l’AMORE VERO, libero da attaccamento alla forma che essa, la conoscenza quando a braccetto con una espansione di coscienza, in-condizionatamente, genera.
Conosco, e ci sono passata io per prima, diverse persone realmente, genuinamente e indefessamente impegnate in un sincero Lavoro su di sè, che ad una certa covano un silente senso di colpa rispetto ad una qualche forma di malattia che vivono sulla pelle ( non parliamo di cose gravi, anche una semplice infiammazione vengono vissute come un’onta karmica) e che le porta a sentenziare :
“𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 ℎ𝑜 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜? 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑣𝑖𝑏𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑜 𝑒𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜”?
Evvai di fanatismi alimentari, tecniche infinite e percorsi ritenuti onnipotenti e salutari a scapito di altri.
Io le comprendo benissimo e me le sto abbracciando tutte. Forse passarci è necessario in alcuni casi. Non lo so.
In uno degli ultimi “viaggi della speranza” con papà in macchina, abbiamo parlato della malattia e della morte un sacco di volte e con una naturalezza che sono onorata di aver scambiato con colui che mi ha così fortemente addestrata.
“Pa’, lo sai che quasi mi davi fastidio quando sin da piccoli non facevi altro che ripeterci che la morte e la malattia sono parte naturale della vita?”-𝐸 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑜 𝑠𝑜 𝑖𝑜…𝑒̀ 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑙𝑒, 𝑎𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑖𝑜…𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒, 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎…𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜…𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎-.
Pa’ la tua è pure troppo attiva!
𝐿𝑎 𝑡𝑢𝑎 , 𝑣𝑜𝑟𝑟𝑎𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝐹𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎̀!
Che bello quello scambio. Uno tra i tanti. Lo ricordo con immenso Amore, riconoscenza, devozione.
Separare la malattia dalla morte, come si separa il grano dal loglio, significa resistere al cambiamento, oltraggiarlo, coltivare e tenere in piedi una mentalità dualistica.
Ma no, tanto la prima quanto la seconda sono espressione dell’unica realtà della vita: nonostante tutto l’amore e la cura che possiamo infondere, accade che il fiore appassisce, e l’unico modo di non farlo appassire è non coglierlo, lasciarlo cioè all’unità del Tutto.
Franco Battiato è morto per una malattia ed altri come Gesù, il Buddha ed altri Maestri per traumi fisici e malattie varie.
Perciò, possiamo stare molto calmi e andare in pace: non siamo più illuminati di loro. Non c’è pericolo dunque ma un rischio sì: quello di addormentarsi ancor più profondamente ( ritenendosi pure svegli).
Non ricordo dove l’ho letto ma mi piacque moltissimo:
𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑓𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑎𝑑𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑒𝑟𝑟𝑜𝑟𝑒.
C’è però in tutte le nefandezze dell’umano quando gioca e marcia sulle cose SACRE.
Tipo la VITA e la dignità umana. Questa sconosciuta.
A più di qualche medico (mentre con tanti altri che godono della mia immensa stima sono nate persino amicizie di valore) io non ero molto simpatica e avrebbero voluto mettermi un bel bavaglio sulla bocca e sulla faccia.
Mio Padre m’ha lasciato io però , al momento, sto ancora quà quindi no, siccome ho tanto , ma tanto da raccontare da quanto i miei occhi hanno visto ed osservato nella gestione di ammalati e casi davvero gravi, non mi si potrà fermare.
Piuttosto, mi faccio bruciare.
E non lo devo a mio Padre, lo devo alla mia integrità e alla mia coscienza al cospetto della quale non posso fingere o scappare.
Nel mio registro comportamentale c’è il dono, che mi sono fatta anzitempo, di perdonare. Però c’è anche il denunciare.
Non a caso il mio sogno tra tanti, era quello di fare la giornalista di strada.
Intanto, mi accontento di fare quella di corsia.
Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela, scriveva Lao Tse.
Cominciamo da qui.
Ciao Eleonora, ho provato tantissima tenerezza per l’ingenuità con cui approcciavi quanto ti veniva detto sulle nuove cure sperimentali.
In realtà sei stata premiata, perchè , avendoti seguita un bel po’ , ho potuto toccare con mano quanto “della fine” te ne fossi fregata, onorando la possibilità che ogni incarnazione DONA grazie al messaggero potente del sintomo, della malattia, del dolore.
Buona Vita da svegli e non da sognatori, a tutti.

