Certamente ti è capitato: hai affrontato una esperienza lavorativa, un viaggio importante, iniziato un progetto e tac:
  • l’imprevisto ti è venuto a trovare, un disagio che mai ti saresti aspettato ha minacciato quella esperienza o progetto a cui tenevi particolarmente e hai visto sfumare ogni aspettativa che in qualche modo ti eri ficcatə nella testa.
  • Ti sei sentitə persə e hai avuto la tentazione di mollare tutto perchè hai sentito che ti è stata rovinata la festə.
  • Di tutta probabilità ti sei sentitə sfortunato, quellə che capitano tutte a te, perchè sei sfigatə.
In breve:
Ti trovi spesso in qualche forma di casino e tutte le volte rischi di chiamarlo “destino”.
Niente di più rischioso.
Il mondo è sempre un prolungamento della tua coscienza (l’ Anima).
Cosa intendo dire?

Il pensiero superficiale – orizzontale/ordinario e la visione parziale degli eventi

La maggior parte di noi tende a percepire gli eventi come esclusivamente al di fuori della nostra capacità di agire, pensare, credere, osservare.

Tutto ciò che accade viene vissuto secondo una visione casuale: una logica perversa che ti porta a sentirti vittima dell’intera esistenza.

Secondo questo principio, le cose “accadono” a caso ed è abbastanza naturale che seguendo questa visione tu possa considerarti fortunatə  o sfortunatə a seconda del tipo di esperienza che fatto.

Se le circostanze incontrano il tuo entusiasmo e le tue aspettative, ecco che le assocerai a concetti come “buono/positivo/giusto”.

Se al contrario prevedono imprevisti di  sorta , minacciano quella che secondo te sarebbe “la riuscita” di un progetto e in generale deludono le tue aspettative, ecco che includerai nel calderone delle “cose brutte/ingiuste e crudeli che la vita riserva a te perchè sfortunato.

La conseguenza naturale è che…

Tutto ciò che osservo alla luce di questo pensiero mi porta ad avere una visione orizzontale e dunque parziale degli eventi:

  •  da questa prospettiva superficiale io posso osservare unicamente oggetti che si trovano fuori di me e tendo a scambiare questa realtà come “oggettiva” e l’unica possibile.
  • Se considero come “me” ciò che io veramente sono e non includo anche tutti quei fenomeni che avvengono dentro il mio apparato psicofisico (mente-corpo-emozioni) tenderò ad interpretare anche  i pensieri e gli stati d’animo come oggetti che si collocano fuori di me,

A causa del pensiero ordinario e casuale, io sono costretto a indagare me stesso cercandomi come un qualsiasi altro oggetto che si trova fuori di me. In conclusione, utilizzando questo metodo di indagine, indagherò me stesso cercandomi ovunque meno che dentro : quell’unico posto dove invece posso osservare i miei meccanismi, le mie credenze, i miei condizionamenti e in generale tutto ciò che mi porta a costringere l’esterno a ri-flettere ciò che si muove al mio interno.

Se sono perfettamente allineato con i miei pensieri e le mie emozioni, fuori di me ri-troverò questo equilibrio. Sempre.

Se mi voglio bene, sarà difficile, se non impossibile, incontrare al di fuoi di me chi non rispetta questo mio stato dell’essere che è inviolabile, imbarattabile.

Questo non vuol dire che incontrerò sempre persone pie e amorevoli ma la differenza la farà il mio atteggiamento: nessuno , mai potrà toccare , scalfire o togliermi le mie conquiste interiori:

i miei confini naturali, proibiranno qualsivoglia ingresso all’esterno, di ciò che non corrisponde interiormente ai miei valori, credenze pensieri.

Se per guardare il mondo, gli occhiali che indossi sono rosa, tutto, al di fuori, rifletterà la gittata del tuo sguardo: niente potrà mai turbare il tuo campo di osservazione

LA VITA NON CE L’HA CON TE – un esempio pratico

Ho deciso di aiutarti a comprenderlo con un esempio pratico, un mio vissuto personale.

In queste ore, complice un viaggio di lavoro, mi trovo all’areoporto di Fiumicino dove un tratto del terminal,ingentilito da installazioni museali di tutto respiro  è per me tasto dolente e a tratti divertente:
diversi fa il mio volo Bari- Roma – Fiumicino – con destinazione finale aeroporto internazionale Indira Gandhi a Nuova Delhi, veniva cancellato ed io riposizionata su uno che mi avrebbe portato negli Emirati Arabi per arrivare in India dopo un giorno e mezzo.
Nel frattempo mi ritrovai a vivere un casino dopo l’altro: cambio di areoporto di partenza, con relativo nuovo viaggio della speranza per raggiungere quello appena comunicato, spintonata tra inglesi, tedeschi, giapponesi e qualche italiano che correvano, impazziti, provati da un qualche affine disagio.
Lo scenario pittoresco si muoveva nello sfondo di un freddo polare artico e incombenza della neve , rarità assoluta in puglia in generale e per di più nel mese di marzo, con relativa disorganizzazione e inadeguatezza dei trasporti pugliesi nell’affrontarla.
In quelle ore disagiate , tra bestemmie e imprecazioni di sorta, mi ricentro grazie al supporto pratico della mia agente di viaggio che meritava un nobel per la pazienza .
Nel mentre, la latitanza assoluta di Alitalia che mi salutò con quell’agghiacciante “𝑣𝑎𝑑𝑎 𝑎 𝑅𝑜𝑚𝑎 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑖 𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜, 𝑎𝑙 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜” .
In quell’ andirivieni di comunicazioni lacunose e approssimative, l’unica certezza era questa :
il tuo volo di oggi per Delhi è andato.
Figuriamoci il secondo per Dehradhun.
La verità è che non era finita lì.
Una volta arrivata a Roma, mi comunicarono che il mio bagaglio (e quello di altri 6 stranieri), reduce da soltanto una tratta, era andato PERSO.
Così, nella frustrazione di inglesi, messicani enewyorkesi, io riconobbi la mia e con gli interessi, incurante di tutto l’incredibile disagio fisico e psicologico che avrei vissuto poco dopo causa incompetenza e mancata ammissione di responsabilità da parte della compagnia.
Non avendo molta simpatia per la lamentela e i suoi effetti velenosi, non scriverò tutto quello che ho visto accadere, ma preferisco ricordare l’ angelo biondo che diretta a Lisbona mi accorda un ” 𝑦𝑜𝑢 𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑡 𝑎𝑙𝑜𝑛𝑒. 𝑁𝑒𝑣𝑒𝑟. “, così come l’ infinito supporto e comprensione di un assistente della polizia colpito dalle mie mani nei capelli e lo sguardo non proprio vigile.
Nel calderone delle ipotesi di recupero tra scali a Londra, Monaco e simili e consapevole di partire senza il mio bagaglio non avendo idea del se sarebbe stato recuperato o meno, ad una certa raggiunsi la toilette e iniziai a fare esercizi di respirazione.
Poi, guardandomi allo specchio, sorrisi di comprensione sentendo lapidaria e roboante dentro al cuore, una voce:
sti casini sono dentro di te. Tutto ciò che vivi è nella tua coscienza. Se la biciletta che hai scelto per questa tratta del tuo cammino è davvero ciò che hai chiesto, allora mettiti zitta e pedala, altrimenti trova una scusa e raccontati la solita menata :
” 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑎 𝑡𝑒, 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑟𝑢𝑑𝑒𝑙𝑒, 𝑏𝑙𝑎 𝑏𝑙𝑎 𝑏𝑙𝑎”.
Complice degli scambi via cellulare con mio Padre , ricordai la ragione per la quale stavo partendo e dunque ri- considerai di tutta sorpresa l’ oro che si preparava per me dietro tutti quei preziosi “imprevisti”.
Seppur stanca, affaticata, sveglia da un giorno e mezzo, mi ritrovai a sentir cambiata drasticamente la mia vibrazione energetica, con tanto di forza in dotazione.
Mi sentivo irradiata da una energia potente e nuova, mi sentivo un leone.
Sul volo che mi avrebbe dirottata negli Emirati Arabi, apro il mio drario di bordo cartaceo e sfogliandolo mi soffermo su parole che avevo scritto qualche giorno prima , quando registrai per iscritto il perchè intenzionale di quella partenza a migliaia di km da casa:
𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗿 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘀𝗰𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲, 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼, 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗶𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼, potenziare la mai capacità di mantenere un centro stabile nonostante le sfide e le intemperie della vita, proprio come una montagna che resta lì ferma nella sua maestosità, nonostante possa essere attraversato da vento, tempesta, pioggia o neve.
Avevo da poco concluso un anno devastante e chiuso una relazione che mi aveva lasciato addosso un non so che di intossicante.
E sempre su quel taccuino, campeggiava, evidenziata da cuoricini e stelline adesive , questa frase:
“Non potrai mai essere preparata all’ India” perchè, di fatto, era quello che mi era stato detto svariatissime volte.
Il fatto è che non ci stavo andando per “vancanza” e non ultimo non mi interessava visitare un posto turistico quanto vivere letteralmente il disagio di un posto non occidentalizzato, complicato, infinitamente sfidante, precario.
Dopo un volo cancellato all’ ultimo minuto ( ultimo letteralmente) dall’aeroporto di Bari,se nessuno avrebbe potuto prepararmi, avrei dovuto iniziare a farlo da sola. Come sempre del resto, finora.
La vita sa sempre come aiutarci e il più delle volte predilige strade non molto gradite agli infiniti limiti del nostro ego, della nostra personalità.
Ognuno di noi crea le situazioni e le persone che gli sono più utili per compiere il passo successivo sul suo cammino evolutivo, quello che porta con sé le potenzialità di un salto.
Coglierlo, sta a te.
Io per esempio, avevo chiesto di potermi allenare sempre più a mantenere una centratura nel bel mezzo delle tempeste della vita e soprattutto, di liberarmi da ogni peso e attaccamento.
Sin dalle prime tappe del viaggio, ogni cosa, imprevisto, disagio, ha fedelmente ricalcato la mia richiesta: volo cancellato, bagaglio perso, solo uno zaino in spalla, da sola, senza più un riferimento.
Esattamente ciò che avevo chiesto, anche se non così esplicitamente perchè è diverso il linguaggio della mente.
Quest’ultima infatti chiedeva di raggiungere quegli intenti ma solo superficialmente. Il linguaggio dell’anima invece, si è occupato di farlo più profondamente: ha dovuto creare esattamente quelle condizioni che mi avrebbero permesso, se solo avessi accetatto di andare in-contro a quelle sfide che il mio sé mi aveva preparato per l’occasione senza sottrarmi , scappare e soprattutto lagnarmi.
–  come si può infatti liberarsi dai pesi, fare spazio nella propria vita e non ultimo imparare a non farsi travolgere dagli imprevisti  se non “perdendo” il comfort dei propri pensieri, abitudini e riferimenti?
Il mio “io” credeva davvero di aver chiesto qualcosa coscientemente ma è stato l’in-conscio a far fronte alla mia richiesta verificando che io ne fossi all’altezza.
Non so se lo sono stata, ma di certo , sono stata ampiamente accontentata.
Cosa imparai:
  1. Le persone e le cose non sono mai fuori di noi ma – dentro –
  2. Nella misura in cui noi siamo identificati con il corpo, perdiamo il ricordo del nostro esistere e dunque, perdiamo la coscienza di essere noi a creare il mondo.
  3.  L’anima – la nostra perla di coscienza – materializza dentro di sé le esperienze e le contingenze di di cui ha bisogno.
Qual è il ” risvolto negativo”?
  • Tendiamo a subire le direttive della nostra stessa anima credendole, appunto, esterne al nostro campo di coscienze e dunque, come se non fossero realmente nostre.

Qual è il differenziale che ti può aiutare

  • Nella misura in cui ci percepiamo lontani dalla nostra Essenza, gli eventi della vita, cominciando da semplici imprevisti fino agli eventi più tragici e improvvisi, ci sembreranno sfighe cosmiche che si abbattono su noi poveri malcapitati obbedendo alla logica di fortuna/ sfortuna – giusto/ ingiusto.
  • Nella misura in cui sentiamo di essere anima, diveniamo anche coscienti di essere proprio noi a materializzare  ciò che ci accade momento dopo momento.

Ora la tua domanda potrebbe essere:

sembra fantastico poter viver ein questo modo, ma da dove si comincia?

Ecco è opportuno per me ricordarti che non si tratta di un “gioco da ragazzi” , di una di quelle chiacchiere spiritualoidi ormai in giro da tempo su social e post di sorta.

Si tratta di una conquista Alta, sacra, preziosa, frutto di un lavoro interiore serio, autentico, potente e da vivere passo dopo passo, concretamente, giornalmente.

Non di rado, nell’approcciarlo, si incorre in equivoci. Uno di questi è dato dalla smania di affidarsi alla “legge di attrazione”, spesso intesa come “attraggo ciò che voglio”. Niente di più sbagliato: a questo proposito ti rimando ad un video in cui ne ho parlato: non farti fregare–come funziona realmente la legge di attrazione

Ripensa ad una situazione difficile che hai vissuto recentemente:

  • qual è stato l’imprevisto che più ti ha irritato? Come lo hai affrontato?
  • come quell’imprevisto “parla di te”, del tuo modo di vivere in questo momento della tua esistenza? Puoi ricondurlo a qualcosa di ricorrente, ad un meccanismo che spesso si ripete?
  • come cambiano le cose se inizi a metter in dubbio che quanto accaduto sia “contro di te”?
  • cosa succede, dentro, se provi a prendere in considerazione che proprio quel disagio sia al tuo servizio e sisia manifestato per farti compiere un salto?

Fammelo sapere nei commenti e se decidi di approfondire, leggi sotto, sono qui. Non sei solə.

 

 

𝐒𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐨 𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐫𝐭𝐢, 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐄𝐈 𝐒𝐎𝐋𝐀/𝟎.
Chiedi, esplora, ricerca. Non ti sedere sulla poltrona del ” tanto per me non cambia mai un c…iufolo”.
E SE NON SAI DOVE PARTIRE, muovi un passo, chiedi aiuto.
⚜ A M A T I ( prima di tutto, Tu 💛).
Puoi scrivermi qui : floriana@florianamaraglino.it
Dott.ssa Floriana Maraglino – PsicoAlchimia e Sviluppo del sè