Credere di svegliarsi ogni mattina per il semplice fatto di aver messo i piedi a terra ma ri-trovarsi di fatto addormentati per il resto della giornata.

E no, addormentati non  perchè non abbiamo dormito bene, ma perchè semplicemente, crediamo fermamente di vedere “le cose là fuori” per quello che sono e  invece finiamo con il fabbricarle in base alle nostre credenze e allucinazioni.

Questa è l’unica base da partire per compiere realmente un lavoro su di sè e i tempi che corrono ce lo fanno vedere con una lente di ingrandimento che non possiamo più permetterci di ignorare. Cosa è a rischio? Prima ancora che la vita, la dignità. L’integrità. La libertà.

Ma cosa significa realmente essere liberi? Essere liberi significa aver finalmente realizzato una visione della realtà che non dipende, affatto da informazioni che giungono dall’esterno ma da un piano completamente diverso, quello delle intuizioni superiori che arrivano sì dall’alto ma non in senso istituzionale.

Arrivano dall’alto della tua coscienza, del tuo sè superiore, di quell’unica parte con cui avrai imparato a identificarti.

Perchè di fatto, quello che ordinariamente succede quando ci incarniamo in un corpo fisico è sviluppare, nel tempo, complice una pericolosissima edu-castrazione, una totale identificazione con la nostra macchina corpo fatta di mente , corpo ed emozioni,.

Crediamo di essere il nostro corpo, i nostri titoli di studio, i nostri schieramenti politici o apolitici, religiosi o contro-religiosi, i nostri averi, i nostri beni materiali.

Per sentire tutto il peso di questa assurda identificazione è sufficiente aver perso una sola di queste cose o quanto meno immaginarsi di restarne privi.

Chi sei senza quella macchina? Chi sei senza quel titolo? Chi sei senza la relazione cui ti sei avvinghiato con ogni brandello di forza? Chi sei senza quell’impasto di credenze ed ideali che qualcun altro ha spalmato su di te?

Qual è l’aspetto più interessante di tutto questo? Che tutte le volte che crederò di essere davvero solo una macchina corpo, fabbrica di pensieri ed emozioni caotiche non potrò mai vantare un centro di gravità permanente e me ne andrò in giro barcollando, illudendomi di avere una centratura ma ri-trovandomi di fatto, ad essere un burattino che qualcun altro potrà direzionare con i suoi fili mossi sempre e comunque strategicamente. E inevitabilmente, chi avrà in pugno la mia testa, di riflesso, deterrà  anche il potere sulla mia anima giacchè io crederò di essere un semplice corpo che con assoluta casualità e nato e altrettanto casualmente se ne andrà.

Mass media ed edu-castrazione ( quest’ultima con i vari vettori scuola, casa, chiesa, e continuate voi) questo timone sanno padroneggiarlo bene e no, non ve la prendete con me che ve lo scrivo perchè io non ho inventato un bel niente. Come voi, ho assistito a secoli di storia raccontata e poi re-interpretata con nuovi occhi, i miei, dopo aver umilmente conosciuto la mia condizione di schiava e aver dichiarato a me stessa di voler iniziare a vedere la meraviglia in un mondo di matti.

Alice che va oltre lo specchio, dopo averci sbattuto la testa con trauma mentale annesso.

Come si testa però il nostro livello di addormentamento e dunque la meccanicità di questa macchina in cui ci siamo belli e incarnati? Semplice, basta osservare, allenando la Presenza, tutti i modi e le forme con cui re-agisce a uno stimolo esterno.

Fatta premessa che ogni evento esterno ha un’impronta energetica neutra e siamo solo noi a dare un significato all’ esperienza che ne facciamo, portiamo un esempio bello calzante: “restate a casa”, ormai entrato nelle orecchie, negli occhi, nella mente, ovunque. 

Per quanto legittimamente partito per gestire una severa emergenza sanitaria, quel monito, ripetuto meccanicamente, a oltranza, ossessivamente, compulsivamente rischia di essere letto, quando manca una centratura forte, un’attenzione vigile e del buonsenso, (e una opportuna contestualizzazione)come una sorta di diktat  che spegne completamente quei pochi neuroni rimasti attivi in una situazione che mette seriamente alla prova la lucidità e la disciplina mentale di tutti. Già, nessuno escluso. Anche chi crede di farla franca perchè “è spirituale” o medita da trent’anni o o più. Non c’è e mai ci sarà un lavoro su di sè che possa prescindere dall’umiltà di vedere, osservare e cogliere la nostra vulnerabilità di esseri umani con un corpo e una personalità mortali e dunque limitati e limitanti se non ri-educati.

In questi casi mi piace ri-pensare sempre a Victor Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco che deportato nei campi di concentramento, riferì che qualunque cosa decidessero i suoi  carcierieri,  non avrebbero mai potuto obbligarlo ad odiarli aggiungendo che “in fin dei conti è possibile togliere agli uomini qualunque cosa, tranne una, l’ultimo baluardo della libertà umana: la possibilità di scegliere con quale atteggiamento porsi di fronte a qualunque circostanza in cui si possano venire a trovare“.

 

“La sola cosa che non puoi portarmi via è il modo in cui scelgo di rispondere a ciò che mi fai.” V. Frankl 

«Che cos’è, dunque, l’uomo? Noi l’abbiamo conosciuto come forse nessun’altra generazione precedente; l’abbiamo conosciuto nel campo di concentramento, in un luogo dove veniva perduto tutto ciò che si possedeva: denaro, potere, fama, felicità; un luogo dove restava non ciò che l’uomo può “avere”, ma ciò che l’uomo deve essere; un luogo dove restava unicamente l’uomo nella sua essenza, consumato dal dolore e purificato dalla sofferenza. Cos’è, dunque, l’uomo? Domandiamocelo ancora. È un essere che decide sempre ciò che è.»

Cosa voglio dirti?

Che  tu sia in casa, obbligato o per scelta o che tu sia in una prigione, fattiva o immaginata, non sarà questo a fare di te uno schiavo ma la tua personale adesione a ciò che scegli essere la tua verità. Il punto è: la conosci la tua? Ed anche quando credi di averla, ti prego fermati, raccogliti, ascoltati, affina le orecchie: la voce di quelle parole che ti ronzano in testa di chi è?

Non avere paura di risponderti. Non più.

Ormai non si sfugge: i tempi per l’ascolto di sè, di ciò che più intimamente risuona con le corde energetiche del nostro cuore, con il suo ritmo e il suo timbro non sono solo maturi, ma a scadenza. Chi resta fuori? Chi pur correndo nei prati potrà realmente sentirsi, percepirsi, ritenersi libero?

Una persona che vibra al suono della libertà e su quella nota armonizza la sua personalissima voce, il suo canto libero, lo sa bene che le sue difese immunitarie possono essere stroncate, tra i tanti virus noti e meno noti, anche da una serie di killer spesso invisibili ma non meno nocivi, tossici , letali:

l’ansia, la tristezza, il panico, l’isolamento e la mancanza di confronto e conforto. E poi ancora  la depressione, lo sconforto, la sfiducia, la carenza di vitamina D, la disoccupazione improvvisa o protratta. Il dolore e la disperazione.

Lo so che l’hai pensato ma no, non ti sto invitando a trasgredire,tanto meno  ad obbedire ciecamente e impersonalmente a tutto quel che qualcuno o qualcosa ti suggerisce là fuori. Chè io non lo so dove sta la verità e non mi interessa da quando ho scelto di ascoltare la mia, ho scelto di essere libera.

” E allora cosa devo fare”, già ti ascolto chiedermi.

Sii sveglio.Osserva attentamente. Resta Presente.

Ci sono prigioni che sono dorate.
Nel tempo ho imparato che le più auree sono quelle patinate da pensieri meccanici e puntualmente presi in prestito ma con cui ci siamo quasi totalmente identificati fino a sacrificare l’ultimo brandello di libertà individuale. Ma abbiamo la possibiltà di scegliere. Che sia sempre tu a scegliere, ma soprattutto, scegli Te.

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