“L’uomo non cessa di essere attivo all’interno della comunità degli uomini, quando ha varcato la soglia della morte.
Continua ad essere attivo, anche se diversamente da come doveva esserlo nel corpo fisico. Molto di ciò che compiamo, e che nella nostra illusione crediamo che scaturisca dai nostri sentimenti, dai nostri impulsi volitivi, in realtà deriva dalle azioni di coloro che hanno varcato la soglia della morte, e si manifesta nella quotidianità quando compiamo gli atti ad esse relativi”.
Un padre che è andato dall’altra parte, se il legame con il figlio sulla terra è stato animicamente forte e di spirituale vocazione, continuerà a sostenerlo dai mondi sovrasensibili e la loro comunicazione profonda sarà inequivocabile se supportata dalla continua espansione della coscienza e del lavoro che continua anche dall’altra parte.
Se le anime durante la vita sulla Terra hanno accolto in sé rappresentazioni sopra i mondi soprasensibili,e hanno diffuso amore e opere di bene possono farlo anche dopo la morte”.
(9). L’antroposofia è il linguaggio che a poco a poco impareranno a parlare i vivi e i morti. Se le anime che sono ancora sulla Terra e che hanno accolto in sé rappresentazioni sopra i mondi soprasensibili, se queste anime, prima della morte, hanno diffuso amore possono farlo anche dopo la morte.
Le anime diventerebbero sempre più solitarie, sempre più lontane le une dalle altre, se non potessero creare nessun ponte, se non riuscissero a creare quel legame che solo accogliendo concetti spirituali deve formarsi tra un’anima e l’altra.
Dal momento in cui si risveglia la coscienza dell’uomo dopo la morte, questa è sempre presente per l’anima che ha passato le porte della morte.
La morte le sta sempre dinnanzi, ma le appare l’avvenimento più bello, più splendido, più grande; come l’avvenimento che l’ha risvegliata al mondo spirituale.
Essa è una meravigliosa maestra di forza che all’anima aperta mostra che vi è un mondo spirituale, un risorgere dello Spirito parallelo al completo cancellarsi di quanto è fisico. In tale comprensione l’anima avanza e cresce a poco a poco (8). Il nostro cadavere in realtà ha ben poco a che fare con noi; esso interessa invece moltissimo al Cosmo. Con il suo aiuto la Terra intera pensa e si fa delle rappresentazioni come noi lo facciamo durante la vita terrena parzialmente con il nostro cervello.
Chi ha compreso che cosa sia la morte non la teme più.
La morte è la cosa più sublime, l’avvenimento più possente del nostro essere qui sulla Terra e là nel mondo spirituale .
I migliori lettori per i morti sono gli esseri umani che hanno vissuto vicino a loro e quelli che erano collegati il loro oppure uniti da vincoli di amicizia, quelli che in un modo o nell’altro, prima della loro morte, avevano con loro un reale rapporto. Certo è comprensibile che noi piangiamo i nostri morti, ma se non possiamo superare questo stato d’animo significa che non abbiamo fiducia nella sapienza che regna nel mondo; e il desiderio che il nostro caro non sia morto, che si trovi ancora con noi e non nel mondo spirituale, è un sentimento che danneggia il morto sopra ogni cosa. Facilitiamo la vita dei nostri cari che hanno passato le soglie della morte se riusciamo ad adattarci realmente al nostro destino e a pensare al morto sapendo che la sapienza che regna nel mondo ha voluto prenderlo con sé nel momento giusto, perché essa ha bisogno di lui in un campo dell’esistenza diverso da quello che era qui nella sua vita terrena. E gli uomini impareranno anche a parlare dei morti come di esseri viventi, viventi si intende spiritualmente. Si può pensare ad un morto com’era durante la sua giornata di lavoro terreno. Si può rendere vivo nella propria anima tutto l’amore che si è avuto per lui, e verrà certamente un momento in cui nell’anima si farà strada il sentimento: “Si, il morto opera come se agisse attraverso le mie mani, attraverso la punta delle mie dita, come se egli accendesse il mio fuoco nell’anima ‐io sento la sua forza in me”. Noi impariamo a poco a poco a sapere che i morti non sono morti, sono passati solamente a un altro campo di azione; essi operano insieme a noi in quello che noi compiamo (13).
“Sappiamo che i cosiddetti morti vivono. L’uomo può diventare un aiuto per i morti. Molti sanno benissimo che devono ringraziare i loro morti per le conoscenze spirituali acquisite”.
Questo è solo un assaggio della sapienza che Rudolf Steiner ha lasciato quanto al legame tra vivi e morti, accessibile a chi, al di là di un appraccio rudimentale e ingenuo, ha , grazie all’esperienza del dolore da separazione, spinto la sua ricerca interiore oltre l’apparenza e l’umana ignoranza del funzionamento dei nostri corpi su più piani.
Consiglio vivamente di approfondire. Qui potete trovare un video completo esaustivo e approfondito : Rudolf steiner – dialoghi tra vivi e morti.

La mia esperienza personale.

Anche se pubblicamente ne ho parlato pochissimo, è dal 2008 che il mio rapporto con la morte si è evoluto grazie ad una prima separazione violenta e dolorosa permettendomi l’acquisizione di conoscenze che ho potuto integrare solo dopo la sperimentazione diretta di esperienze di comunicazione tra il sensibile e il sovrasensibile .
Dialoghi intimi con “esperti in materia” mi hanno spinto a prendere in considerazione l’idea di trasmettere quanto di più Sacro mi è stato dato dono di vivere affinchè possa essere di utilità e ispirazione per ogni mio compagno di viaggio che ha chiuso il cuore per il “troppo dolore”, l’attaccamento e l’illusione di separazione tra vita e morte.
Prima di lasciare questa terra, mio Padre sembrava aver cambiato registro di comunicazione. Pur consapevole di ciò che lo attendeva, trasmetteva “promesse” e indicazioni con fermezza e certezza.
Lo guardavo con compassione e invece ero io a non aver capito niente.
Per esempio quando ho dovuto sacrificare l’idea di acquistare una batteria acustica da trasferire nel garage e ho deciso per l’acquisto di un elettronica, lui ha sentenziato ” sii paziente poi la andiamo a prendere insieme”.
Sembrava tenerci particolarmente ed io avevo capito fosse un suo “bisogno” quello di accompagnarmi. I retroscena di questa spinta è faccenda .
Per ovvie ragioni questo momento è stato rimandato e “non ci è stato dato” di viverlo insieme.
Ultimamente ho proceduto in solitaria e , di tutta sorpresa, la batteria mi è stata recapitata , avendo viaggiato dall’estero- il giorno della festa del papà.
A tutti i bambini interiori che si sentono orfani nella misura in cui non hanno ancora sviluppato un adulto , un genitore interno che possa rinforzare il loro passo nel mondo da individui autonomi ma sopratutto vigili, presenti e coscienti liberi dall’idea di subire di ciò che accade.
Coraggio. Piangete e addoloratevi e fatelo anche bene, fino a diventare tutt’uno con il dolore. Poi , alzatevi , destatevi e non disperatevi.
Con Amore e vicinanza di cuore,
🔱Grazie Papà che continui ad essere Padre con ali alate dietro le mie spalle, sguardo complice, sostegno autorevole.
Come sempre.
Per sempre.
Se hai “subito” una perdita importante, non disperare, non sei solo. Hai voglia di parlarne? Hai ricevuto “segnali” da chi è dall’altra parte?
Scrivimi pure qui sotto nei commenti: condividere è parte del processo di “guarigione” dal dolore da distacco e separazione.
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