Ti – Amo. Le due parole più conosciute al mondo non foss’altro perchè abusate.

Ma quante volte ci siamo chiesti cosa stiamo amando quando ci scappa un ti amo? E cosa significa amare?

Inconsapevolmente, commettiamo un atto di pura follia: dichiariamo, promettiamo o pretendiamo quel Ti Amo senza mai aver conosciuto l’unica forma d’Amore di cui ogni altra ne diventa espressione e autentica manifestazione: quella verso noi stessi. Saliamo persino sull’altare e crediamo di rendere sacro un patto che molto presto renderemo profano infarcendolo di aspettative , speranze e bisogni. Tutto il nostro vuoto cosmico d’Amore consegnato nelle mani di qualcuno cui sotto voce sussurriamo : ” ecco il mio fardello, adesso spetta a te farne un capolavoro”.

Una pazzia ingentilita dai fiori bianchi e celebrata con lo champagne.

Con un “ti voglio bene” la dinamica non cambia ed anzi ne facciamo un uso così smodato che l’acronimo “tvb” ormai lo intercaliamo un po’ ovunque, quasi fosse l’addensante in una torta i cui ingredienti vorremmo più densi e appetibili.

Prima ancora di essere un sentimento, uno stato d’animo, un concetto, Amore è prima di tutto una frequenza, uno stato dell’Essere, una nota vibratoria. Il punto è: qual è la nostra? Conosciamo la frequenza energetica con cui ci muoviamo nel mondo?

L’amore è una forza universale multiforme: amore è quello di una madre verso suo figlio, quello di un contadino per la “sua” terra, quello di un musicista o di un pittore per la “propria” arte e in generale quello che fa vibrare il cuore per un progetto, un ideale, un disegno.

Ma non vi è dubbio che l’amore di coppia ne rappresenti la categoria più misteriosa e trasformativa con quella carica di irrinunciabile mistero per ogni essere umano coinvolto. Quello che ti consuma e ti tormenta, ma anche quello che può “ri-metterti al mondo” se vissuto nella sua stratosferica portata evolutiva.

In una sessione sostenuta un po’ di tempo fa con una allieva nei miei percorsi è venuta fuori questa dichiarazione:

Floriana, tutte le volte che lui non replica al mio ti amo io non mi sento proprio bene, non so, quasi come ad avere la sensazione di non essere abbastanza

Ti riconosci in questa modalità? Perchè credimi, è la stessa che scatta quando resti delusa dall’amico/a che non ti corrisponde un “ti voglio bene” o un gesto che hai reputato degno di riconoscenza. Ai tempi della scuola, era il prof da cui t’aspettavi di essere premiato con quel voto in pagella ma che immancabilmente sceglieva di omaggiare la tua compagna di banco che verosimilmente hai creduto più intelligente, più bella, più ogni sorta di meraviglia.

Partiamo dalle basi: nasciamo dipendenti. Lo siamo sin dal primo momento in cui iniziamo a sguazzare in ambiente uterino, dipendendo in toto dal nutrimento materno e da un punto di vista biologico e da un punto di vista psichico: una volta venuti al mondo, a quello sguardo così familiare chiediamo attenzione e vigilanza, premura e costante presenza.

Crescendo non sempre smettiamo di farlo: il nostro modo di vivere i rapporti con gli altri  (qualunque forma rappresentino – d’amore, amicale o parentale)  dipende in modo significativo dalla relazione che abbiano interiorizzato con la nostra figura di accudimento principale.
Amiamo come siamo stati amati.

Cosa vuol dire questo? Che in maniera direttamente proporzionale, quell’amore non conosciuto al nostro interno sarà letteralmente mendicato all’esterno con risultati spesso molto lontani dalle aspettative della personalità: se quest’ultima brama rassicurazione, protezione e sostegno, quello che troverà, muovendosi nel terreno dei bisogni sarà ulteriore mancanza. E’ questo quel che accade quando si incontra un partner che guarda caso, non può darci quello che stiamo cercando, con la conclusione di manifestare nei suoi confronti ancor più attaccamento.

Le dinamiche di dipendenza sono molto conosciute alle coppie convenzionali  in quanto il rapporto è spesso basato sul bisogno e sull’esclusività: si cerca di corrispondere le aspettative dell’altro e se queste non vengono appagate, lo sconforto e la disperazione sono subito serviti.

Crediamo di scegliere ma in realtà siamo schiavi che incontrano e attirano altri schiavi.

Perchè questo accade? In questa fase si incontrano due piani, quello biologico in cui l’attività ormonale legittima i meccanismi di riproduzione e quello  psicologico in cui si incontra il bisogno di rassicurazione, di consenso e riconoscimento, di affettività e presenza.

Ma esiste un’altra dimensione, la più alta in qualità vibratoria: quella spirituale o esistenziale in cui abbiamo la possibilità di andare oltre i meccanismi della personalità mendicante, bisognosa e capricciosa. E’ il piano in cui smettiamo di pretendere nutrimento dall’altro proiettando su di lui la soddisfazione di ogni bisogno emotivo per iniziare a darci attenzione all’interno. Non sarà una fase facile perchè rinunciando al ruolo della vittima inizieremo a vestire i panni dell’adulto che vive con maturità emotiva  la relazione più importante della sua vita, quella di cui ogni altra ne è un genuino riflesso: quella con se stesso. 

Solo con un sincero lavoro su di sè, sulle ferite di un bambino mai visto o accolto nei suoi bisogni emotivi può avvenire il passaggio dal bisogno al desiderio di un progetto di relazione.

Non è che ti amo perché ho bisogno di te, ma ho bisogno di te perché ti amo. L’amore autentico non deriva da un bisogno, altrimenti nasce già malato. Tuttavia tale amore può creare il bisogno di sentire la completezza in compagnia dell’altro, un “bisogno” dell’anima. S. Brizzi

Durante questo passaggio è bene avere a mente questo: anche  laddove trovassimo un partner pienamente in linea con le aspettative e le richieste della nostra immaginazione (che si nutre di proiezioni a livello della personalità e dunque mentale) non ne saremo mai attratti.

E’ un po’ quello che accade quando si esclama : ” non è assolutamente il mio tipo/a ma ne sono innamorat*”. Per quanto possa risultare di difficile comprensione , questo accade  perchè crediamo di scegliere consapevolmente, ma è a un livello molto profondo che si instaura un’adesione del subconscio : sarà proprio quest’ultimo a richiamare a noi esattamente quel partner il cui schema sarà funzionale alle ombre della nostra personalità che abbiamo bisogno di integrare.

Per quanto tosta, è quella la relazione che arriva puntuale a “guarire” le tue ferite emotive.

L’Amore, nella sua più alta manifestazione e la gioia incondizionata che ne deriva, è qualcosa che può venire solo da noi stessi e finchè non prendiamo coscienza degli schemi che ci impediscono di conquistarla –  e questo lo si può fare solamente attraverso un gran lavoro su di sè – tutti i nostri rapporti, in apparenza equilibrati ma profondamente malati e contaminati, si realizzeranno in funzione di questo scopo.

 

 

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