Ci sono giornate in cui l’ energia sembra circolare a sostegno delle anime più nobili , quelle che mai come in questi tempi di inverno dell’ Anima segnati dallo schiaffo pandemico in atto, abbisognano di quegli incastri perfetti che le nutrano e le rinvigoriscono fin negli anfratti che gelosamente custodiscono.
La giornata Mondiale dedicata alla Poesia, nel giorno che segna l’inizio della Primavera e che ricorda l’anniversario di nascita  della poetessa Alda Merini non può che esserne un esempio eclatante ma soprattutto dall’altissima carica simbolica sullo sfondo di mesi segnati da un lungo isolamento. 
Quanto può essere importante parlare oggi di Poesia?
Per me che vivo di Poesia, l’ho scelta come Fede indiscussa della mia Vita da prima di Incarnarmi , scrivo da che ne ho memoria e di questa Arte ho pennellato tavole di sogni, aspirazioni profondissime, slanci inconfessabili ma anche dolori, pene, temporali cardiaci e mareggiate astrali, tantissimo.
Perchè se è vero che  scrittori e Poeti si fanno canale ufficiale di un ‘Arte così sublime, ognuno di noi può vivere ogni giorno nel cuore la scia Alchemica di un artificio che genera la Vita istante per istante.
Già, perchè la Poesia è in ogni dove nella nostra esistenza ma non ce ne accorgiamo quasi mai avvezzi come siamo a parole dal carattere puramente informativo che interloquiscono con la nostra corteccia cerebrale e si dimenano in banchetti con la logica razionale -deduttiva.
Scivolando in questa abitudine che ci ha intorpidito i sensi abbiamo finito smarrito il carattere celebrativo e cerimoniale della parola e quel suo rendersi atto psico- magico e alchemico capace di parlare agli strati più profondi del nostro cervello, lì dove , nel sistema neurovegetativo, s’annidano gli istinti primordiali e le tracce dei meccanismi più reconditi dell’autoguarigione.
       – Scrivo, perchè lo vuole il Creato – Alda Merini 
C’è un aspetto interessantissimo spesso sottovalutato nel rapporto tra Poesia e Coscienza e che ci riporta direttamente all’etimologia del termine Poiesis:
  • in filosofia, la poiesis richiama “l’attività del creare qualcosa che prima non esisteva”, dal greco antico ποιεῖν, che significa “fare“.
La poesia e il fare: una meravigliosa associazione dai toni apparentemente antitetici nella misura in cui al fare e dunque all’azione associamo sempre un qualche gesto materiale. Poco affine alla vibrazione poetica forse?
Solo se ci si ferma in superficie.
Del resto i poeti ce lo insegnano bene : è dal nulla, dal vuoto e dal caos che generano ciò che più li rende vicini alle qualità di Dio.
Nell’ Etica Nicomachea di Aristotele ritorna esattamente quest’idea che associa il poeta alla figura di un artigiano.
Cosa fa un artigiano infatti? Ha un’ idea ( quella che per Platone era l ‘êidos)  e la traduce in una forma unica e irripetibile ( che è esattamente ciò che rende raro e di valore un pezzo artigianale). Nel mentre dell’atto della sua creazione può compiere imperfezioni e le stesse definiscono l’unicità di quell’oggetto.
Come a dire : è l’imperfezione che ci rende unici. 
Ed ecco già una gigantesca lectio poetica direttamente fruibile per la nostra coscienza:

1. vivere l’imperfezione, il difetto di forma, l’errore,  come valore. Affannarsi per assomigliare il più possibile ad un modello preordinato non serve dunque a nulla.

Ogni poeta raccoglie tracce di  imperfezione e con fare alchemico e taumaturgico trasforma ogni esperienza consapevole del carattere di ubiquità della poesia: può essere davvero ovunque.
La poesia è in una nascita, in un neonato, in un albero in fiore, in un’alba così come in un tramonto, nella morte, nel dolore, in un fiore che appassisce. Nella malattia, nella sconfitta, nelle stanze di un carcere o sul palcoscenico di un teatro colorato di luci e acceso di applausi.
E da questo deriva un altro richiamo prezioso di cui la poesia si fa dono:

    2la Poesia è senza giudizio

E non solo. Tanta letteratura poetica o scrittura cinematografica e musicale ce lo hanno dovuto trasmettere diverse volte: la poesia che permea diverse forme d’arte nasce spesso dal dolore, dal disagio, dall’angoscia, dalla melanconia e delle stesse si fa catarsi.
Senza voler drammatizzare potremmo fermarci anche solo al rapporto privilegiato che ogni poeta ha con l’imprevisto, con la delusione, con il retrogusto amaro dell’ingiustizia, con la misura di un fallimento.
Quante volte la vita ci ha portato a sperimentare l’amarezza che nasce da un ‘aspettativa che all’improvviso sfuma in delusione? Quante volte siamo stati costretti a realizzare che no, la vita non va affatto nella direzione che ci piace immaginare?
Infinite.
E quante volte a ciascuna di queste prove abbiamo fatto seguire il dubbio che forse non necessariamente la vita abbia mancato un colpo?
Pensiamo alla biologia: da un errore apparente, nasce una nuova specie e sulla stessa onda si orientano le esperienze di mutazione genetica.
L’idea generale è che solo nell’accettazione totale dell’esperienza di dolore o di disagio, nella resa più profonda, quella stessa vita che percepiamo sempre in credito con noi, ingiusta e sbagliata, forse ci sta rivelando la nostra natura divina di Esseri multi-dimensionali costantemente in movimento e cambiamento.
Quando il fallimento e la delusione ti mostrano che il mondo e la tua storia personale non  sempre sono ciò che avevi previsto, ecco che ti viene spianata la strada per dischiuderti al nuovo.
 È ciò che un vero poeta sa fare: diventare testimone attento di ciò che suo malgrado, accade e generare così poesia che emoziona, fagocita, nutre, ispira, trasforma, eleva, CAMBIA.
Il terzo monito della poesia è dunque questo
3. ABBRACCIA L’IMPREVISTO, ACCAREZZA I TUOI MOMENTI DI PROFONDISSIMA DELUSIONE, FERMATI AD OSSERVARE CIO’ CHE C’è COSì COM’ È, SMETTI DI PRETENDERE CHE LE COSE VADANO DIVERSAMENTE DA COME LE AVEVI PREVISTO.
Un esercizio che spesso mi piace trasferire alle persone che lavorano con me è quello di svolgere una comune attività quotidiana come andare a fare la spesa o semplicemente fare una camminata all’aria aperta immaginando di non sapere nulla di sè. Mentre muovi il tuo corpo non hai nome, non hai storia, non hai età, non hai titoli, non hai direzione.
Cosa succede?
Non definirti e non definire,
Fatti poeta. Lascia che sia la tua Anima a scrivere le tue pagine. Del giorno, del mese, della Vita.
Del resto lo fa sempre lei, anche quando credi di essere tu ad  averne il comando.
È sempre il tuo Capitano Interno, la tua Anima che ha capacità di sintetizzare gli ossimori: ti allena a restare qui e nel frattempo a sviluppare le qualità di essere in ogni dove.
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